Cerca

sara_sta_scrivendo

Categoria

popcorn

Attività paranormali

Li avevo avvisati, sarebbe stato rischioso, e le premesse per scioccarli c’erano davvero tutte.

Richiede senz’altro una buona dose di coraggio, per una coppia di mezza età, infilarsi alle cinque del pomeriggio, di domenica, in una sala stipata di adolescenti che fremono per vedere un presunto film di paura. Che poi non si tratta altro che di una paura gonfiata da una gigantesca trovata pubblicitaria, con tanto di aneddoti terrificanti in merito a svenimenti in sala e contaminazione delle pellicole.

Li avevo avvisati che forse era il caso di ripensarci, forse non era proprio il momento, il luogo, il film adatto, ma la determinazione era stata più forte.

Il risultato, prevedibile, presto sotto i miei occhi: dopo un quarto d’ora di film, la coppia esce, visibilmente alterata. Lei con la permanente sfasciata e lo sguardo minaccioso a incrinarle il sopracciglio – gli occhialetti da presbite che scivolano verso il basso -, lui ammutolito dallo spavento, si liscia un ciuffo di capelli grigi sulla nuca. Chiedono il totale rimborso dei biglietti.

Cose dell’altro mondo! Non ci si può credere. Là dentro, vada là dentro per vedere che cosa sta succedendo. Ma si rende conto? Ma è mai possibile? Voi siete responsabili di quello che capita lì in sala, è vostro compito sorvegliare e non permettere che accadano certe cose. Uno non può nemmeno passarsi una domenica pomeriggio tranquilla…no che deve venire qua ad assistere a certe scene. Questa è l’ultima volta che ci vedete.

Signora vuole forse dirmi che ha avvertito movimenti occulti nel buio, bisbigli e urla, schiamazzi demoniaci, miasmi mefistofelici? Non mi dica? Rumori sinistri come di qualcuno che tritura di continuo una strana roba gialla tra i denti e beve un liquido marrone che ribolle nello stomaco e provoca rutti infernali?! Nooo, davvero?! Ci sono pure sospetti incontri ravvicinati con scambi di saliva, ancora prima che le luci si spengano? Beh, allora è davvero troppo sospetto e mi sa che andremo a chiamare una buona squadra di ghostbuster per disinfestare la sala da queste presenze. Intanto…tenga il prezzo dei biglietti, signora, e vada a bersi una tisana calmante con suo marito. Mi dispiace, ma questo non è un posto per una domenica pomeriggio tranquilla.

Forse dovevo avvisarli che il film è vivamente sconsigliato ai maggiori di vent’anni…

Consigli per Edward Cullen

In queste settimane ho tentato di conoscerti meglio, essendo costretta a vederti davanti a me per diverse ore, puntata dai tuoi occhi rossi da coniglio in diverse angolazioni.
Certo i nostri dialoghi non sono stati tanto calorosi -come potrebbero?- ma presumo di averti capito.
Credo di essere stata anche molto invidiata da un certo pubblico femminile per via di questa nostra assidua vicinanza – non che me ne importi più di tanto, ma basta poco per farmi felice.
Suppongo che, per sfinimento, tu abbia finalmente sentito il bisogno di sfogarti un po’, è normale.
Con tutte quelle ragazzine che ti saltano addosso, si tagliuzzano il collo per farsi succhiare, si sciolgono davanti al tuo manifesto-sindone (ti devo confessare che l’addominale di marmo bianco, fa molto cristo-deposto-dalla-croce). Hanno anche chiesto, supplicanti, di scattare delle foto con il tuo cartonato e mi hanno pregato di ritagliare la testa di Bella per poterla sostituire con la loro. Come sai, alla fine, non l’ho fatto…per il tuo bene.
Anche perchè più sono e più implorano…più tu impallidisci.
È evidente che non ce la fai più, ti rendi conto che sei stato più volte sul punto di tagliarti le vene?! Lo so, sei immortale. Ma non sarebbe stato un gesto completamente controproducente? Avrebbe solo stuzzicato la sete di queste pazze fanatiche.
Ammetto che questa non deve essere una vita facile per un vampiro vegetariano ultracentenario, costretto a fare l’ultimo anno di liceo in eterno. No, per niente.
Con quegli occhi infossati e la cera che ti ritrovi, per quanto io riconosca il tuo fascino decadente, ti dico che non è salutare una dieta a base di  mele e pomodori. Hai bisogno di proteine, guardati…sei anemico, mio caro. Devo insegnartelo io cosa vuol dire avere sete di sangue – sei tu il vampiro, o no? Caro Edward, quando troppi te l’hanno succhiato, reclami la tua parte: fatti coraggio e affila i dentini.

Facciamo così, tieniti libero quando smontano il film perché voglio portarti a mangiare in un posto che conosco. Così ci facciamo una fiorentina da chilo, al sangue.

Escursione termica

Non erano belli, questo no. Decisamente fuori moda, dimessi e di pochissime parole. Però stavano insieme e almeno questo li rendeva, ai miei occhi, un po’ meno casi umani: lei con quegli occhialetti da presbite, non un filo di trucco, i capelli rossi disidratati e il culone; lui con uno strabismo stanco ingrandito dalle lenti fonde, altissimo e con una zazzera biondo-rossa senza direzione.
Si sorreggevano a vicenda nella loro andatura strampalata.
Non so se fossero felici, ma il fatto che fossero una coppia pareva dimezzare la loro portata singola di tristezza. Venivano per tempo, aspettando anche ore l’orario esatto dello spettacolo. Si sedevano vicini sulle poltroncine di  finta pelle  dicendosi poco niente.
Poi, finito il film, uscivano per mano, in silenzio.
Per un po’ di mesi non li ho più visti. Poi, finalmente ho rivisto più volte lei, da sola.
L’ultima volta domenica: ricurva e sguardo basso, ancora meno parole.
Col caldo, nei luoghi affollati d’inverno, le solitudini si notano di più.

Anche se lo spettacolo in sala era cominciato appena da qualche minuto non è voluta entrare, ha preso il biglietto per quello di un’ora e mezza dopo e, senza passare per il bar o per il bagno, ha fatto le scale, si è seduta sulle poltroncine e ha aspettato. Vecchio vizio.
Nell’atrio al piano superiore, non c’è l’aria condizionata e le pareti a specchio lo rendono un forno rovente. Non credevo sarebbe resistita per molto, le si sarebbero incendiati presto i capelli, pensavo.  E poi tutta quell’attesa, da sola.
Così con una scusa sono andata a controllare. Era lì, seduta, con la testa bassa e le mani unite, chiuse tra le ginocchia, come per scaldarle. Impassibile dentro i suoi strati: una giaccia impermeabile scura e poi una camicia bianca con il collo a punte.
Era caldissimo, ma non dava il minimo segno di soffrirne, piegata su se stessa. Anzi.
La sua solitudine -ho dedotto- deve abbassare di molto la temperatura corporea, ghiacciare dentro i vestiti e richiedere altra solitudine: i posti deserti, gli angoli bui per nascondersi meglio, come le camice abbottonate fino all’ultimo.
Mi ha intristito e non sono riuscita a immaginarle il pensiero. Mi ha intristito ancora di più.
Ha aspettato, ha visto un film per famiglie, poi è uscita così come era entrata, soffocando le ore del giorno della settimana che per molti  può essere una vera condanna.
Domenica prossima, se la rivedo, provo a offrirle una coca fresca di sotto. Vediamo se si toglie almeno la giacca.

Chiro(a)mante

È un affezionato dello spettacolo della domenica sera, arriva preceduto dal suo profumo al pino sintetico, fa le scale di corsa come se fosse in ritardo, in realtà ha sempre parecchio anticipo, giusto per farmi delle domande. Mi viene da sorridere già prima che apra bocca, perché le so già.
Arriva in cassa trafelato e si passa una mano tra i capelli non più così folti. È la terza volta che viene a vedere “Fast and furious” e mi confessa che ogni volta è sempre meglio di quella precedente. Una non basta. Le volte successive emozionano meglio e di più perché non sei più concentrato su quello che succederà. Le sue parole hanno una tale convinzione che non posso non credergli. D’altronde è uno che da sei mesi sta facendo il conto alla rovescia per Wolverine e ormai siamo agli sgoccioli…

Poi parte con le domande.
La prima è sempre “come va la vita?”
La seconda è sempre “come va l’amore?”
Rispondo come al solito un po’ evasiva, ma cerco di sorridere, se no mi chiede perché sono pensierosa. Infatti me lo chiede.
Rispondo ancora più evasiva, ma sorrido di più. Non crede alle mie risposte, ma lo dice ridendo, rigirandosi un brutto anello d’oro con un rubino quadrato, grande come mezza falange.
“L’amore, l’amore…se va bene l’amore, va bene tutto. È il nostro carburante, senza di quello non si va avanti, ma guarda che non inquina mica. Eh sì, il carburante, perché siamo come una macchina che ha bisogno di benzina…”
Noto che anche il mignolo è stretto in un anello, ancora più brutto dell’altro: una mezza farfalla di finti swarovski, incancreniti. “…puoi anche essere stufo morto, dopo ore di lavoro, ma se a casa ad aspettarti c’è il tuo amore…non c’è stanchezza…no, credimi” e poi proclama aprendo le braccia: “Con l’amore nella vita, niente è più fatica!” con una quasi rima da jingle televisivo, tipo detersivo per lavastoviglie.
Chissà cosa si è bevuto stasera? e se fosse così al naturale…
Mi dà i soldi del biglietto e allora la domanda stavolta gliela faccio io:
“Perché porta quell’anello da donna?”
“Eh cara mia, questo è uno scambio che ho fatto con una persona speciale, segno di una promessa. Una cosa che non si può dire. Ma la farfalla, vedi, si è rotta, ha solo mezza ala. Una farfalla dall’ala spezzata, che triste!”
Oh mio dio, stasera è in pieno delirio.
Poi la solita domanda finale: “Di che segno sei?”
Tanto qualunque segno gli dica è sempre il migliore, testardo e passionale, amante della famiglia. Mi fa ridere. “Devi avere pazienza, ma sarai una persona davvero felice. Il tuo amore sarà molto fortunato, perchè tu non ti risparmi…”
“Davvero? E come fa a saperlo?”
“Eh, è una sensazione…bisogna vivere anche di quelle cose, sensazioni, che non si sa se siano vere, ma ti fanno stare meglio.”
“Grazie, allora”
“E ricordati dell’amore, la cosa più importante”
“Sì me lo ricorderò…” Va bene, me lo segno, promesso.
Ma perché lui viene sempre al cinema da solo? Dov’è la sua mezza farfalla? Mah, non si sa se sia vera, dopotutto. Forse lo farà stare meglio.

La crisi

Oggi ho venduto uno sproposito di pop corn, bibite e caramelle a orde di ragazzini in delirio per High School Musical. La quantità esatta non la so, ci posso arrivare facendo due calcoli e approssimando per difetto. Mi limito a dire che quando ho contato i soldi del bar, e nemmeno a fine incasso, sono arrivata a mille euro. Mille euro di schifezze. Mille euro di non-cibo.  Ad un certo punto, appena prima dell’alienazione, mentre riempivo meccanicamente i barattoli, mi è venuto un gran senso di vomito. E una voglia di dirlo ai genitori che si spintonavano per avere, imploranti, la porzione più grande di quel non-cibo per le pance piene dei loro figli.

“Scusate, non servo più pop corn perchè mi viene da vomitare. Mi fate vomitare. Facciamo vomitare. Se volete, signori, servitevi pure da soli.”
Loro avrebbero preso d’assalto il bancone, tenuto in ostaggio la macchina dei pop corn e io avrei mollato tutto e sarei uscita a farmi una passeggiata fuori, sotto gli alberi che stanno perdendo le foglie.

Mille euro, come la rata del mutuo trentennale della casa. Mille euro, come il doppio del pil pro capite della repubblica del Congo, lì dove si fa la fila per tentare di placare i morsi della fame con una manciata di niente. Mille euro, come un dignitoso stipendio di un precario che ci pensa, prima di andare al cinema.

Scoppieremo un giorno, senza bisogno dell’olio caldo? Io sento già picchiettare sul coperchio della pentola: scoppieremo come un gigantesco pop corn, ma forse è un’immagine anche troppo poetica…

Supereroi

L’anno scorso, ai tempi di Trecento, era deciso a farsi crescere barba e capelli, pur di assomigliare anche solo lontanamente al re Leonida. Ricordo che era venuto a vedere quel film nove volte e mi aveva confessato che era niente. Nella classifica dei cult era solo al terzo posto, al secondo c’era Il re leone della Disney e al primo Terminator 2-il giorno del giudizio, visto ben 62 volte, tra cinema, videocasseta e poi dvd.
Lui non so come si chiami, so solo che non è del tutto normale. Mi ha detto che ogni domenica va a pregare al santuario di Monte Berico e poi, tornato a casa, viene a godersi due orette di cinema in santa pace, la sua seconda vita.

I film di supereori e superpoteri sono tutti suoi, non se ne perde uno. Li chiama tutti zio: mio zio Hulk, mio zio Ironman, mio zio Spiderman. In estate poi, questi film hanno il loro momento d’oro, manco a dirlo che me lo ritrovo ogni domenica davanti alla cassa.
Lo si sente arrivare: sale le scale di corsa, sbattendo i piedi e saltando gli scalini come fanno solo i bambini. Prima di vederlo so già che è lui, me lo conferma il suo profumo di dopobarba sottomarca al pino sintetico, orribile.
“Ma non ci sarà mica anche mio zio Batman questa sera?” mi chiede preoccupato, guardando il manifesto che ne annuncia la prossima uscita.
“No, arriva mercoledì”
“Perfortuna! Così stasera vado a vedere mio zio Hellboy” dice fregandosi le mani, tutto contento.
Poi mi bisbiglia qualcosa avvicinando la bocca al plexiglass che ci separa. Non capisco. Gli chiedo di ripetere.
“Domani…” e alza quattro dita da una mano mentre l’altra la tiene chiusa a pugno.
“Domani…è il suo compleanno?” provo a indovinare.
“Schhh!” e mi rifà il quaranta con le dita.
“Domani compie quarant…” cerco di dire.
“Shhhh!non ho detto niente”
“Ah, io non so nulla…” sto al gioco.
“Brava, lei signorina ha un animo sensibile! E’ del toro, lo so, me l’ha detto l’altra volta! Il più bel segno che esista, testardo, passionale, completo a 390 gradi!”

Sorvolo sui gradi e mi metto a ridere…ma chi ci crede che questo ha quarant…shhhh!

https://i1.wp.com/farm4.static.flickr.com/3238/2528179567_40f79db127.jpg

Blog su WordPress.com.

Su ↑