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Suona pifferaio, suona.

Thom Yorke balla come se fosse stato morso da una tarantola, mosso da fili invisibili, si agita in una danza di dolci convulsioni. Il pubblico segue incantato la sua voce, un timbro che non ha eguali. Quella voce che fa bene e male allo stesso tempo, a volte un rantolo, a volte un sospiro. È lui. È lui con quel suo occhio ballerino, quello sguardo a metà.

Si entra a poco a poco nell’ipnosi dello spettacolo di luci e suoni: si proiettano fuochi artificiali dentro le nostre teste. Thom Yorke è il pifferaio di Hamelin che ammalia e scaccia i  topi che si annidano in noi.

Suona la tua musica, piffeario, suona. I topi stanno uscendo, corrono a frotte verso la luna.

Thom Yorke conosce un mantra universale e lo canta a tutti e a ciascuno perché ognuno ci possa cogliere un senso personale.

Wake me up, wake meee uuup.

La band è un prisma sonoro che scompone la musica nei colori dello spettro visibile.

E mi ci perdo dentro, dimenticando lo spazio e il tempo, in una strana dimensione dove c’è solo suono e colore. Come deve essere stato all’origine di tutto.

Cos’è questa magia? Shut up, shut up.

C’è così tanto cervello, che non c’è più cervello. Ci vuole cervello per ascoltare il cuore. C’è solo cuore.

Ad un certo punto nessuno fa più foto, nessuno ha voglia di perdersi a filmare.

Il pifferaio ci ha rapito, ci porterà con sé? Suona pifferaio, suona il tuo pianoforte.

Canta, dentro la cassa armonica della tua chitarra. Muovi le braccia, sopra le nostre teste. Scaccia, le nostre maledizioni.

Benedici, la nostra felicità. Celebra, la tua arte. Fai il tuo esorcismo.

It’s like I’m falling out of bed, from a long, weary dream.

Mi muovo senza rendermene conto, seguo un ritmo che viene da dentro, i colori pulsano come il cuore. Il pifferaio mi sta portando con sé. Il mondo sembra lontano.

Involontaria, la palpebra ballerina che sta in ognuno di noi comincia a danzare.

Tu che generi la bellezza dal difetto, canta ancora una volta. Suona pifferaio, suona.

Dedicated to all you.

Radiohead, 26.09.2012 @ Codroipo, Villa Manin

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Faber

Caro Faber,
sono felice di conoscerti, anche se non ti ho mai visto, un po’ come Dio. Perchè quando ti  osservo in filmati alla tv, quando ascolto le tue canzoni, mi sembra di averti sempre conosciuto, come fossi stato un amico, certo un po’ strano, dei miei. Con quel ciuffo di capelli sempre davanti all’occhio stralunato, la pelle segnata dalla vita, la sigaretta, tra l’indice e il medio, che ti avvolgeva nell’aureola di nicotina, la camicia aperta, un pullover quasi sempre blu e la chitarra.
Meno male che non sei diventato avvocato, ne avremmo perso tutti. E poi si sa dove hanno il cuore i giudici un po’ frustrati…
Senza Bocca di Rosa, Marinella e Dolcenera, senza Piero, Andrea e Carlo Martello come avremmo fatto? Mi piace che le tue canzoni si imparano presto, le parole vengono da sole come l’avemaria o le tabelline e valgono sempre come  dieci, venti, trenta anni fa e forse, per chi le sa leggere nel profondo, ancora di più.
Perchè è il tempo che santifica la poesia. E i poeti non muoiono mai.

Poter dire anch’io, un giorno: “quello che non ho, è quel che non mi manca”

Coldplay

Il valore delle cose che viviamo sta negli effetti- a lungo o breve termine- che queste hanno su di noi, sulle nostre vite, sul nostro umore. Si misura così il valore degli eventi, il resto è oblio.

29 settebre 2008

Il tempo scorre su raggi di luce come fossero le lancette di un grande orologio.
La sensazione è che il tempo vada troppo veloce, la bobina di questa pellicola si srotola così in fretta che non c’è verso di fermarla nemmeno una frazione di secondo. E io scivolo sul tempo che scivola, come su un telo insaponato.
…Closing walls and ticking clocks…
Sono felice e triste e soddisfatta e insoddisfatta e pensierosa e spensierata: un’esaltazione tranquilla. Tutte queste cose insieme e non so tradurre il sentimento.
E’ come sentirsi persi- just got lost, canta Chris- ma nel posto giusto.
Avverto che la musica che mi circonda, senza tutta questa gente, un po’ mi assomiglia: è un riconoscersi a pelle, senza cervello.
Non so cosa dire- ma non c’è niente da dire.
Capisco che non si può catturare quello che questa selva di mani vuole catturare, che sollievo. Allora vivo, ora! Cosa vuoi fotografare, filmare, registrare? Non ce la fai, non ce la farai mai.
Time is so short, and I’m sure there must be something more…
Le parole sulle note sono urlate, sofferte, a dire che è così:
Give me time and give me space
give me real don’t give me fake
Open up your eyes, open up your eyes.
..but give me love over this.
Sto vivendo un momento con la consapevolezza della sua fragilità, come se corressi abbracciata a un vaso di cristallo.
E poi tutta la confusione che mi si è sciolta dentro mi arriva di botta in un nodo alla gola che mi stringe e mi fa male e bene insieme.
Finchè una pioggia di farfalle colorate cade sopra le nostre teste, dentro le nostre teste. Il caos è diventato una danza di farfalle nella testa…farfalle che forse ci sono sempre state ma che il mago ha risvegliato con un colpo di bacchetta. They’re turning my head out to see what I’m all about.
E poi diventa tutto giallo, me compresa. Giallo. So Yellow.

Ora, dopo quasi una settimana, forse sono riuscita a tradurre quello che non capivo subito, che mi si è mosso dentro per giorni.
Ecco perchè sto bene: mi sono sentita riscattata, riscattata da quella musica…per tutto quello che ho patito e non ho detto a nessuno, per tutto quello che gli altri mi hanno negato e quello che non ho avuto il coraggio di prendermi, per tutte le volte che non mi sono riconosciuta e mi sono flagellata, per tutte le volte che non ho preteso quello che merito, per tutte le volte che mi sono voluta male e augurata il peggio, per tutte le volte che non sono stata io.

E il riscatto è una forma di risveglio, di vita, un’altra-che si può, si può se si vuole…Le farfalle…hanno le ali.

So come over just be patient and don’t worry
And don’t worry…
Try.

coldplay

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