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Forró

C’è festa in strada: nell’aria odore di pesce fritto, lime e legna bruciata.
Sono i giorni della festa di Sao João.
Ovunque bandierine colorate che scattano sotto i colpi della brezza dell’oceano.
Sotto un gazebo c’è un trio che sta preparando gli strumenti per suonare: chitarra e voce, percussioni e basso.
La gente passeggia, mangia seduta fuori dai locali, girovaga tra i banchetti dei dolci fatti in casa.
Comincia a diffondersi la musica che attira la gente all’imboccatura del mercatino artigianale.
Ci sono bambini che corrono, gruppetti di adolescenti, famiglie rilassate, coppie giovani.
E poi ci sono loro, che si sono materializzati con i primi accordi di chitarra.
Lei ha un vestito verde, stampato a grandi fiori bianchi, ibisco forse.
Lui ha una camicia patchwork, bermuda e sandali di cuio. I capelli candidi e gli occhiali.
Ballano sotto il ritmo incessante dei colpi di cajon.

Morena Tropicana
Eu quero teu sabor
Ai! Ai! Ioiô! Ioiô!

Hanno cominciato a ballare prima che ci fosse la piccola folla che si è creata, hanno continuato a ballare nella folla che lascia loro lo spazio che si meritano.
Ballano come se non ci fosse un domani e l’asfalto della strada scottasse sotto i piedi.
Lui fa girare lei, lei ancheggia mulinando le mani in aria, lui incrocia i passi battendo il ritmo con i piedi e percuotendosi le caviglie. Si prendono con un trasporto da ventenni, ma senza essere inopportuni.
Perchè in quel momento, mentre ballano, sono effettivamente dei ventenni. Dei ventenni di quarant’anni fa. Ma a nessuno importa. A loro men che meno.
Così belli che tutti li stanno a guardare, anche i giovani che tentano di ballarci a fianco.
Il loro amore fa battere le mani, è tutto in quello spazio tra i corpi che si fa via via più stretto per poi riaprirsi. Come un fiore di ibisco.

Applausi, inchino, saluti.

Cartaz Ilha Plaza

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11 cose che si imparano andando in bici ad Amsterdam

1. La strada è tua, pedala e vai. Segui la pista rossa e se non c’è, prenditi il tuo spazio.

2. Difendi il tuo potere. Sii aggressivo: il pedone ti deve rispettare…anche l’auto e pure il camion della monnezza (v. punto 1)

3. Nell’incertezza…non esitare: è meglio sbagliare strada che essere investito o causare un incidente. Vai dove ti pare: perditi, ritrovati, ma non stare fermo!

4. I veri olandesi frenano con i pedali!

5. Scampanella a volontà (vedi punto 2), ma anche un po’ a caso – se ti va! (è una cosa per emotivi, quindi gli olandesi non lo fanno)

6. Se tagli la strada fallo con disinvoltura e non voltarti indietro (gli olandesi non hanno ripensamenti!)

7. Goditi i parchi, il sole quando c’è, i ponti, le piccole discese. Impara ad accettare i giorni di pioggia, nebbia e gelo. In ogni caso non farti scoraggiare dal meteo. Tu e la tua bici siete più forti.

8. Puoi andare ovunque, ma non dentro a bar e negozi (?!)

9. Tratta bene la tua bici, raramente ti deluderà. Difendi il tuo mezzo: incatenala ai ponti, ai pali, alle ringhiere, alle impalcature, ai cartelli stradali. Risparmia gli alberi e le altre bici, please.

10. Se la bici è tua falla diventare tua, ma ricorda che prima di essere bella deve essere funzionale. Se è a noleggio…non affezionartici troppo, la devi restituire!

11. Bike power: diffondilo nel tuo paese, se non c’è abbastanza.

bike

Un paese ci vuole…

C’è un posto, è un paese abbandonato. Una manciata di case aggrappate alla collina e i capperi che crescono tra le crepe dei muri.

È un paese di vecchi, con ritmi lenti e abitudini solide.

I giovani, se c’erano, se ne sono andati.

I nuovi sono solo turisti facoltosi, che si innamorano della quiete e del buon cibo, si comprano un rustico da sistemare dove passare prima il resto delle loro estati, poi il resto della loro vita.

È un posto tranquillo, lontano dalle manie della città: di notte si vedono bene le stelle, si sentono concerti di rane, grilli frinire tra l’erba umida e bestie misteriose grufolare nel bosco.

La mattina ci si sveglia presto e si va a raccoglie la verdura e la frutta dell’orto, si scende a prendere il pane cotto a legna, si fa la marmellata o la conserva.

Nel silenzio cresce l’erba, cresce il rovo, il nocciolo, la quercia e il carpino.

Le mani sporche di terra, gli zoccoli per andare nell’orto, il profumo di cose buone, maturate secondo i ritmi della natura.

Lontano dalle cose del mondo, qui quel che fa notizia è la famiglia di cinghiali che ha sfondato il recinto della vicina danneggiando il frutteto. Il sindaco dovrà prendere seri provvedimenti.

Il sabato sera si beve un grappino al circolo, si gioca a bocce o si intavola una briscola. Si beve un secondo grappino. Un terzo.

Le zanzare non risparmiano nessuno, ti si incollano addosso ancora prima che tu te ne accorga.

Non c’è traffico, un’unica auto passa alle undici di sera. Poi più nulla.

Il cimitero è piccolo, ha lapidi vecchie e senza lettere che nessuno si è preoccupato di sostituire. Non serve altro spazio.

Una preoccupazione eppure esiste: ha il pelo fulvo e il passo felpato. Ma il contadino ha ingegno, conosce i trucchi della città e le paure della volpe: c’è una radio che trasmette giorno e notte dentro al pollaio.

La radio è la voce, la voce è l’uomo, l’uomo è il nemico.

Anatre, faraone, oche e galline zampettano sicure al ritmo dell’ultima hit di Rihanna e tra un programma e l’altro fanno un ovetto.

È un paese abbandonato, ma nel pollaio dell’ultima casa in fondo alla via c’è una radio accesa a tutte le ore.

Pavese 

Robe di seconda mano

Entri e senti quel misterioso odore di vecchio e polvere, strati su strati di parecchie vite fa.

Ti inoltri in un bazar confuso e imprevedibile, senza indicazioni, espositori, promozioni e pubblicità. Meglio armarsi di pazienza, scrutare bene in ogni dove e prendersi del tempo per rimanere incantati di fronte a un vecchissimo gioco in scatola, un bizzarro cappotto peloso o una valigia di cartone.

Raramente trovi due pezzi uguali nello stesso scaffale o stand, e se ci sono, è pura casualità. Trovi oggetti con pezzi mancanti, quello può capitare: una camicia senza un bottone, una cornice senza quadro, una bicicletta senza fanale.

L’integrità non è garantita e nemmeno la pulizia: la vita è una rogna, non se va facilmente dalle cose.

Non ti serve la lista di quello che devi comprare, sai all’incirca quello che vuoi, e decidi solo nel momento in cui lo vedi. Se c’è, si farà trovare. Se non c’è, ti metti il cuore in pace e sai che non si può ordinare. Se è destino lo troverai un’altra volta, forse. E nemmeno qui, magari.

È il fatalismo tipico di chi frequenta questi luoghi, mezzi morti e mezzi vivi.

Trovi pezzi rari e tesori che sono tali, a volte, solo ai tuoi occhi.

Non esci con il carrello pieno, ma con in mano due, massimo tre cose che si sono fatte trovare e che non avresti mai pensato di incontrare proprio oggi, là. Hai speso anche meno di quello che pensavi, perché la merce invenduta da più di due mesi viene metà prezzo. Per questo ci aggiungi tutto lo stupore della giornata e te ne torni a casa felice.

È proprio una fortuna che quella borsa piacesse proprio a te, ma anche a qualcun altro prima di te che l’ha comprata nuova e che poi, sempre per tua fortuna, ha inspiegabilmente deciso di liberarsene. Molti oggetti sopravvivono alla nostra volubilità e trovano altri padroni, continuando la loro vita.

A volte mi piacerebbe conoscere la storia della borsa che adesso sto comprando: apparteneva a una signora rapinata in stazione? era un regalo poco gradito che ingombrava l’armadio di una ragazza viziata degli anni ‘80? Era tra i lasciti di una lady defunta senza eredi femmine?

Adoro i negozi dell’usato perché rovesciano la logica del supermercato e sono pieni di storie possibili.

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