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Lettere mai spedite

Cara Ragazzina dai capelli rossi

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Cara Ragazzina dai capelli rossi*,

Ti ricordi di me? O forse no?

Se stai leggendo queste righe significa che finalmente ho avuto il coraggio di firmare, non accartocciare, affrancare e imbucare questa lettera. A dire la verità ti ho scritto anche milioni di altre lettere – non spedite o finite nel bidone della carta straccia – e forse proprio per questo mi amerai ancora di più, oppure penserai che sono solo un cacasotto. Sarei il primo a non darti torto.

Tutto questo tempo ti ho amato di nascosto, mi sei cresciuta dentro come un germoglio di fagiolo (no, che scrivo?!) come un bocciolo di rosa – è più carino – una rosa rossa come i tuoi bellissimi capelli. Io capelli ne ho pochi e per questo non so se saremmo una bella coppia, ma magari a te piacciono i bambini con pochi capelli…o forse no…oddio e se non ti piacciono?!  Beh, sappi che io ti ho amato fin dal primo giorno, quando Snoopy ti ha annusato e mi ha riportato il tuo profumo alla violetta.  Da allora ho cominciato a capire di che cosa sa l’amore: sa di violetta, un po’ di cane e sa di te.

Passavo i giorni a disegnare cuori, provare i discorsi allo specchio e scriverti mille biglietti di san Valentino, ma quando comparivi, anche solo fuori campo, mi si rammollivano le gambe, la saliva mi si seccava in bocca e andava a finire che mi mettevo un sacchetto di carta in testa. Hai mai visto qualcuno aggirarsi nei paraggi con un ridicolo sacchetto in testa? Beh, ero io quel miserabile sacchetto umano! Ogni giorno ero sempre più triste perché non ricevevo mai lettere d’amore ed ero depresso e il burro di arachidi aveva perso il suo sapore.

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Posta per Ermes

Ermes è il messaggero degli dei: consegna lettere importanti ma che non sono mai state inviate: vuoi per timore, vuoi per imbarazzo, vuoi per la distanza temporale, spaziale e sentimentale che a volte si intromette tra le persone.

Crede nel potere salvifico della parola, per questo ti invita a scrivere e a consegnargli le tue lettere.
È un progetto epistolare collettivo di lettere mancate, alcune anche impossibili, è un esperimento per mano divina.

Visita il blog:    http://postaperermes.wordpress.com/

  Se ti piace l’idea, se ne condividi l’ispirazione e vuoi alleggerirti, almeno un po’, consegna le tue lettere a Ermes.

MITTENTE: Trova uno pseudonimo con cui firmarti. Se vuoi mantenere il tuo nome, sei libero di farlo. Ma non ci sarà nessuna lettera “anonima”.

DESTINATARIO: Il destinatario lo scegli tu, può essere reale, fittizio, semi-reale. Tua sorella, il nonno, la fidanzatina delle elementari, l’insegnante che non credeva in te, la persona che ti ha spezzato il cuore, tu tra dieci anni, tu dieci anni fa, tuo marito, il tuo cane defunto, un amico che è sparito, il tuo cantante o scrittore preferito. Più che la natura del destinatario, è importante quella questione inespressa “tra di voi”.

LINGUA: il progetto è pensato per essere multilingue (è una sfida, vediamo se ci riusciamo). Sentiti libero di scrivere nella tua lingua. Se è italiano, inglese o portoghese, non ci sono problemi perché sono lingue che conosco. Se è spagnolo, francese o tedesco posso chiedere a qualcuno che mi faccia da traduttore. Se è un’altra lingua ancora, allora devi mandare anche la traduzione in inglese. L’idea di Ermes è di pubblicare i post sempre in almeno due lingue, privilegiando l’inglese come lingua trasversale e l’italiano come lingua affettiva.

LUNGHEZZA: indicativamente non oltre le 1800 battute, ossia intorno alle 20-25 righe. Se proprio non ce la fai a contenerti…si può dividere la lettera in due parti.

→ Invia la tua lettera a questo indirizzo:
posta.per.ermes@gmail.com

n.b.

• Non preoccuparti se non sei uno scrittore nato, non deve essere questo a fermarti..neanche gli  scrittori veri sono nati scrittori.       Ermes cerca, prima di tutto, lettere di persone. Tenta di scrivere quello che ti sta cuore, i dettagli li puoi anche inventare, ma usa un linguaggio semplice e incisivo. Pochi giri di parole. Poi Ermes vedrà di fare un  po’ di editing, se necessario.

• Lo scopo del progetto non è che i messaggi arrivino al destinatario (in certi casi presumo sarebbe molto improbabile), sono lettere “mai inviate” e per loro natura non andranno  da nessuna parte, se non nel blog. L’importante è che prendano forma e escano dal mittente, che, con un po’ di fede cieca, le affiderà a Ermes…nostro intermediario divino.

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Lettera n.2 – Primo cuore

Caro timido alto, che eri in quarta fila,
sei la prima persona che la mia mente abbia mai associato a un cuore.

Ti sbiadisci in foto di compleanno in cui ci sono torte con poche candeline e  i bicchieri di plastica hanno il nome scritto a pennarello.

Ti perdi in ricordi di bambini, troppo ingenui per vederci qualcos’altro che non fosse un cuore.

Ci avevo messo un pomeriggio intero a disegnarlo, grande e fucsia, sul retro del cartoncino delle calze della mamma. Le nostre iniziali erano di un bel verde speranza, che si sa, è sempre l’ultima a morire. Poi l’avevo nascosto sotto al letto, troppo vergognosa per farmi scoprire con il cuore in vista, a sette anni. Ogni notte lo guardavo prima di dormire e poi lo rificcavo sotto.

Mi ero giurata, una sera di maggio, che prima che finisse la scuola, ti avrei dato il mio cuore fucsia. Ma in classe si diceva che ci fosse un’altra, prima di me. Lei non era una cima, ma ti aveva scritto una lettera, piena di cancellature, e tu eri arrossito dicendo che non te ne fregava niente.
Ti piacevano gli aerei ed eri bravo in matematica.

Alla fine il cuore non te l’ho più dato, non lo trovo più, nemmeno nella scatola dei cimeli. Ma me lo ricordo come se l’avessi fatto ieri. Con i pennarelli a doppia punta.

Ho scoperto, molto tempo dopo, che anche tu avevi un debole per me.

Che peccato, perdere le occasioni già da bambini. Senza sapere cos’è un’occasione.

Se ti avessi dato il cuore fucsia di cartoncino saresti stato il primo.
Tornare indietro non si può. L’amore bambino non funziona fuori dal suo tempo, troppa vita gli è caduta addosso. E noi siamo distanti, non siamo mai stati vicini di banco, in fondo.
Eppure, anche se non te l’ho dato, sei rimasto il primo.
Perché ti ricordo.

Con affetto,
La più bassa della classe (sempre in prima fila)

Lettera n.1 – Contro l’Oblio

Caro figlio di Lete,

la tua è una maledizione silenziosa di cui non so darmi ragione,  mi condanni ad annegare nell’oblio, ad essere dimenticata, ingoiata nella nebbia del passato, anche se non molto lontano.

Vorrei non essere sparita del tutto, aver lasciato una traccia, anche  minuscola. Mi aggrappo ai dettagli: va bene anche nascosta nell’etichetta del budino, camuffata nella pubblicità di un ristorante italiano, infiltrata nelle note di una canzone sentita per caso alla radio, tra le pagine del libro di un bambino che attende di entrare nello studio del dentista. Il tuo stesso dentista. Che ti farà soffrire, almeno lui.

Sarà perché io non riesco a farlo, invidio la tua capacità a dimenticarmi.

Non so se i pensieri hanno il potere di farsi sentire, impercettibilmente, da chi è pensato. O scivolano via, mescolandosi al tempo.

Dovresti sentire, che ne so, un formicolio, almeno. Più intenso nei giorni di pioggia, durante i viaggi in macchina solitari e al tramonto.

Dovremmo istituire una  nostra personale giornata della memoria, in cui ognuno ricorda, anche per poco, tutte le persone che sono entrate nella propria vita e poi, in punta dei piedi, se ne sono andate. O, con una scusa, sono state invitate a mettersi da parte.

Avrei così il mio formicolio, per un giorno.

Che ne pensi?

In fondo, nella cronologia della tua memoria, sono stata tua.

Un abbraccio evanescente,

Eunoè                                 (che tenta di ricordare solo il bene)

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