Non è facile arrivare Tipitinga, serve un po’ di fortuna con i trasporti e la fiducia incrollabile che in qualche modo ce la farai.
Il signor Paulo e Marcía ci vengono a prendere con le moto all’imbocco dello stradone dove ci ha lasciato un passaggio di fortuna.
Io salgo dietro al signor Paulo, un indio di pochissime parole; mio fratello si accomoda sullo scooter di Marcía. È mezz’ora di una strada rossa tutta buche che sembra perdersi nella prateria. Sobbalzo aggrappata ai sostegni della Honda, il signor Paulo dice forse due o tre parole, che non capisco, durante tutto il tragitto. Io mi godo il vento in faccia.
Attraversiamo qualche gruppo di case, gli abitanti delle comunità si salutano tra loro con un sonoro “Hu!”.
Arriviamo alle ultime tre case del villaggio: è qui che stanno Marcía e i suoi figli.
Case di legno, case di fango e paglia, nel cortile scorrazzano galline, gatti e bambini.
Ringraziamo il signor Paulo e consegniamo a Marcía un pesce da fare alla griglia per il pranzo.
Ci dice di raggiungere i ragazzi, sono al fiume.

Jago e il cugino Erik stanno pescando, la piccola Yara li osserva sulla riva sollevando un gatto sulle zampe. Appena vedono mio fratello gli corrono incontro e lo abbracciano, in cerca di coccole.
Mi sommergono di domande, pieni di curiosità per una faccia nuova.
A Tipitinga il fiume è tutto: è la vasca da bagno, è l’acquaio, è il parco giochi, è la dispensa.
Jago ci mostra un pesciolino che ha appena pescato e si dimena all’amo, ma gli diciamo che il pranzo c’è già per oggi, quindi lo prende e lo ributta nel fiume. Si toglie la canottiera e i pantaloncini e raggiunge il cugino in acqua.
Yara li chiama, dice loro di aspettarla, si tuffa vestita e riemerge dopo pochi secondi, lisciandosi i capelli. Si butta anche mio fratello e allora parte la gara di tuffi.
Io guardo dalla riva, con i sandali nel fango molle, mentre intorno a me è tutto un brulicare di vita nella foresta: insetti, farfalle blu, giochi di luce del sole tra le fronde degli alberi.
Arriva mamma Marcía a pulire il pesce per il pranzo e a lavare le pentole.
I ragazzi continuano a scherzare tra schizzi e schiamazzi.
Prima di pranzo tutti a lavarsi le mani, poi si mangia insieme: ci si toglie le ciabatte e si entra in casa. La casa di legno è fresca e un po’ scura, ha una sola stanza dal soffitto basso con stoviglie e utensili attaccati un po’ ovunque, un piccolo lavandino sotto la finestra.
In tavola c’è il nostro pesce grigliato, accompagnato da riso bollito e farofa.
Ma Yara protesta e vorrebbe solo biscotti e latte. Ha già molte carie in bocca e le cose dolci peggiorano la situazione, le ricorda la mamma. Allora lei mette il broncio, giusto due minuti, finché la mamma non la imbocca a forza.

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