C’è festa in strada: nell’aria odore di pesce fritto, lime e legna bruciata.
Sono i giorni della festa di Sao João.
Ovunque bandierine colorate che scattano sotto i colpi della brezza dell’oceano.
Sotto un gazebo c’è un trio che sta preparando gli strumenti per suonare: chitarra e voce, percussioni e basso.
La gente passeggia, mangia seduta fuori dai locali, girovaga tra i banchetti dei dolci fatti in casa.
Comincia a diffondersi la musica che attira la gente all’imboccatura del mercatino artigianale.
Ci sono bambini che corrono, gruppetti di adolescenti, famiglie rilassate, coppie giovani.
E poi ci sono loro, che si sono materializzati con i primi accordi di chitarra.
Lei ha un vestito verde, stampato a grandi fiori bianchi, ibisco forse.
Lui ha una camicia patchwork, bermuda e sandali di cuio. I capelli candidi e gli occhiali.
Ballano sotto il ritmo incessante dei colpi di cajon.

Morena Tropicana
Eu quero teu sabor
Ai! Ai! Ioiô! Ioiô!

Hanno cominciato a ballare prima che ci fosse la piccola folla che si è creata, hanno continuato a ballare nella folla che lascia loro lo spazio che si meritano.
Ballano come se non ci fosse un domani e l’asfalto della strada scottasse sotto i piedi.
Lui fa girare lei, lei ancheggia mulinando le mani in aria, lui incrocia i passi battendo il ritmo con i piedi e percuotendosi le caviglie. Si prendono con un trasporto da ventenni, ma senza essere inopportuni.
Perchè in quel momento, mentre ballano, sono effettivamente dei ventenni. Dei ventenni di quarant’anni fa. Ma a nessuno importa. A loro men che meno.
Così belli che tutti li stanno a guardare, anche i giovani che tentano di ballarci a fianco.
Il loro amore fa battere le mani, è tutto in quello spazio tra i corpi che si fa via via più stretto per poi riaprirsi. Come un fiore di ibisco.

Applausi, inchino, saluti.

Cartaz Ilha Plaza

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