Dentro di te hai una scintilla. Non lo sai quando nasci, nessuno la vede subito. Ma lo scopri a poco a poco. È un bagliore che scorgi nelle cose che ti vengono meglio di altre, anche se non ne sei sempre sicuro. A volte la dai per scontata, altre volte la soppesi tra le mani senza sapere bene che fartene.
Non è mai cresciuta più di tanto, le hai dato solo lo stretto necessario per non morire.

Un giorno la scintilla d’un tratto scompare, così, da un momento all’altro. Puf. Andata.
La scintilla si è spenta, persa tra i troppi doveri prima dei piaceri, smarrita tra i favori, le riunioni, le scuse e le bugie, sommersa dagli impegni, dalle scadenze, dagli obblighi. L’hai soffocata con le tue mani, l’hai messa a debita distanza, sforzandoti di non vederla. Finché è uscita dal tuo campo visivo e ti è sembrato che tutto potesse continuare lo stesso. È più comodo, è tutto più veloce e semplice, anche se un po’ più buio.
Vorresti sentirti sollevato, eppure ci resti tremendamente male, senza sapere che fare.

Poi un giorno rompi uno specchio: solo allora ne senti finalmente la mancanza, tagliente. È come se fosse sparita la parte più vera di te e ti sentissi mutilato: senza una gamba, senza le orecchie, senza la lingua, senza un pezzo di cuore. E ti fa male proprio la parte che non c’è, come un arto fantasma. Metti il dito nel pezzo che manca e ti sciogli in lacrime. E sotto le lacrime trovi di nuovo lei, la scintilla. Era nascosta lì, disposta a dissetarsi di acqua salata, tanta era la sua sete. Allora la difendi dal vento con le mani a coppa e riaccendi il fuoco, conservando il segreto.

spark

 

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