Fuori c’è la nebbia che copre tutto e mi dice di rimanere dentro.
Metto l’acqua sul fuoco e la lascio bollire. Nel frattempo mi scaldo le mani davanti al camino che asciuga l’umidità dei muri, le ossa e i pensieri grigi che ristagnano.
Quando l’acqua finalmente bolle, la verso nella tazza grande, da prendere con due mani. Ci lascio scivolare cinque-sei perle di tè al gelsomino: hanno un profumo lontano ma allo stesso tempo familiare. Sanno un po’ di fiore, un po’ di fieno e un po’ di te. Sono palline verdi che in acqua si aprono e si srotolano in foglie e fiori. Sbocciano in acqua come piccole piante acquatiche che galleggiano nella tazza. Resto incantata per tutto il tempo dell’infusione: cinque minuti in cui i pensieri grigi si disfano e salgono verso l’alto assieme al vapore dell’acqua calda. Mentre la foresta cresce nella tazza.
Al primo sorso mi si appannano gli occhiali e anche un po’ la testa. Mi siedo sul divano con la tazza in mano e lascio che il profumo del tè al gelsomino mi porti via. In un posto caldo dove è sempre autunno e ci siamo solo noi, perché è dentro questa tazza che è nato il mio primo pensiero di te.

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