C’è un posto, è un paese abbandonato. Una manciata di case aggrappate alla collina e i capperi che crescono tra le crepe dei muri.

È un paese di vecchi, con ritmi lenti e abitudini solide.

I giovani, se c’erano, se ne sono andati.

I nuovi sono solo turisti facoltosi, che si innamorano della quiete e del buon cibo, si comprano un rustico da sistemare dove passare prima il resto delle loro estati, poi il resto della loro vita.

È un posto tranquillo, lontano dalle manie della città: di notte si vedono bene le stelle, si sentono concerti di rane, grilli frinire tra l’erba umida e bestie misteriose grufolare nel bosco.

La mattina ci si sveglia presto e si va a raccoglie la verdura e la frutta dell’orto, si scende a prendere il pane cotto a legna, si fa la marmellata o la conserva.

Nel silenzio cresce l’erba, cresce il rovo, il nocciolo, la quercia e il carpino.

Le mani sporche di terra, gli zoccoli per andare nell’orto, il profumo di cose buone, maturate secondo i ritmi della natura.

Lontano dalle cose del mondo, qui quel che fa notizia è la famiglia di cinghiali che ha sfondato il recinto della vicina danneggiando il frutteto. Il sindaco dovrà prendere seri provvedimenti.

Il sabato sera si beve un grappino al circolo, si gioca a bocce o si intavola una briscola. Si beve un secondo grappino. Un terzo.

Le zanzare non risparmiano nessuno, ti si incollano addosso ancora prima che tu te ne accorga.

Non c’è traffico, un’unica auto passa alle undici di sera. Poi più nulla.

Il cimitero è piccolo, ha lapidi vecchie e senza lettere che nessuno si è preoccupato di sostituire. Non serve altro spazio.

Una preoccupazione eppure esiste: ha il pelo fulvo e il passo felpato. Ma il contadino ha ingegno, conosce i trucchi della città e le paure della volpe: c’è una radio che trasmette giorno e notte dentro al pollaio.

La radio è la voce, la voce è l’uomo, l’uomo è il nemico.

Anatre, faraone, oche e galline zampettano sicure al ritmo dell’ultima hit di Rihanna e tra un programma e l’altro fanno un ovetto.

È un paese abbandonato, ma nel pollaio dell’ultima casa in fondo alla via c’è una radio accesa a tutte le ore.

Pavese 

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