Abbiamo la faccia che ci capita, che ci vada bene o no, non ce la possiamo scegliere.

 August non è un ragazzino normale, questo lui lo sa, per quanto il mondo attorno a lui si sforzi di trattarlo come un normale. La cosa più nomale per August è proprio non essere normale. La sua faccia è scombinata, fuori posto a causa di una convergenza di difetti genetici. Volto asimmetrico, irregolare, fuori proporzione, spostato.

 E tutti lo guardano, cercano di non farlo ma lo fanno, e lui ha imparato a decifrare le espressioni della gente che lo vede per la prima volta: capisce subito cosa c’è dietro l’apparenza. A volte c’è pietismo, a volte ipocrisia, perfino ribrezzo, imbarazzo o disgusto, ma a volte c’è anche gentilezza.

 Il problema è il primo impatto. Se la prima impressione è solo quello che conta non potete essere amici di August. Non subito, per lo meno. Abituarsi a August richiede tempo e una buona disposizione d’animo.

 I bambini come August non hanno vita facile principalmente a causa degli altri, oltre che a causa delle molteplici operazioni chirurgiche a cui devono sottoporsi.

Il volto è il nostro primo biglietto da visita per il mondo e se viene stampato male, si è scartati, fuori dalle relazioni che “contano”.

Eppure Agguie ce la fa, nonostante le difficoltà e i pregiudizi, riesce a frequentare una scuola media normale e a conquistarsi la stima e la simpatia di molti compagni e insegnanti. Alla fine della storia ci sembra così normale che August sia come sia, tanto che non ci facciamo più caso, come fossimo parte della sua famiglia o dei suoi amici più stretti che si sono abituati a vederlo così.

 Oggi ho visto una bambina, era un Augguie in miniatura, ancora troppo piccola per rendersi conto della sua faccia, anche se presto lo farà. L’ho guardata con tutta la gentilezza che sono riuscita a trovare, perché non potrà farne a meno per riuscire a crescere in un mondo di facce e di facciate.

 “Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile”.

Peccato sia così facile dimenticarsene.

R.J. Palacio, Wonder, Giunti, 2013

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