Era il suo regalo di compleanno, per i sette anni: un gatto vero, piccolo e vivo.
L’ho salutata e l’ho fatta entrare in giardino, non mi ha quasi risposto. Cercava i gattini con lo sguardo, ma non spiaccicava parola, troppo timida per domandarmi qualsiasi cosa.
– Allora quale vuoi? – le chiesi cercando i furbetti che si stavano nascondendo sotto la siepe.
Stanavo i due rossicci mentre quello tigrato mi scappava tra le gambe, recuperavo il bianco e nero e i rossi erano già infilati in mezzo alle foglie. Per non parlare della gattina bianca e grigia: di tutta la cucciolata, era quella più schiva. Le si leggeva la paura negli occhi ancora bluastri e appena ci si avvicinava per prenderla si ritraeva e scappava tra gli scatoloni, dove era nata, e le vecchie reti da materasso.

– Vuoi un maschietto o una femminuccia? – temporeggiai, allungandomi sotto i cespugli.

– Mi fa lo stesso…

– Davvero? – chiesi stupita al papà. Lui annuì.

– Ti piace questo bianco e nero? – domandai tenendo il gattino per la collottola. Lei lo prese in braccio, ma lo lasciò subito andare.
Rimase in contemplazione alcuni secondi, l’esaltazione frenata dalla timidezza. Guardò in mezzo alle foglie. Poi riuscì ad acciuffare la gattina grigia. La prese in braccio e se la posò sul collo. L’animale aveva nello sguardo la stessa paura ed eccitazione della sua futura padroncina.
– Sei riuscita a prenderla! Ti piace quella grigia? È un po’ timida…sai, devi addomesticarla un po’.
La bambina mi fece cenno di sì con la testa, accarezzando il pelo del gatto che tentava di divincolarsi. Lei la accarezzò di nuovo e l’animale si agganciò alla presa delle sue mani. Lei sorrise, il gatto osservò lo spavento trasformarsi in una carezza,  poi in un’altra e cominciò a  prenderci gusto. La bambina non aggiunse altro, aveva deciso. Le spiegai come prendersene cura, ma era troppo composta dentro la sua contentezza per darmi retta.
Mentre si allontanava verso l’auto con il suo piccolo regalo vivo in mano ho visto la felicità farle una piroetta intorno e lasciare una traccia effimera.

Si erano scelte bene, quelle due. Identiche.

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