Guardo le coppie: preferisco quelle anziane, le trovo rassicuranti, si amano con lentezza, si conoscono a occhi chiusi.

Hanno meno problemi a dirsi che si amano, non si imbarazzano, non hanno paura di quello che dirà la gente. Rimpiangono solo di non essersi trovati prima, anche se è una vita che stanno insieme. Si accarezzano le rughe e si aiutano a vivere tutti i giorni. Sono diventati l’uno l’abitudine dell’altro, senza che sia un peso.

Mi piacciono le coppie anziane perché danno la sensazione che qualcosa duri, che qualcosa resti, anche se poi scopri che si conoscono da meno di un anno e hanno altri matrimoni alle spalle. Durare è cosa rara e spaventosa nell’era dove tutto è precario. Eppure loro durano perché sono più vicini alla precarietà estrema.

Non c’è tempo per nascondersi, non c’è tempo per fraintendersi e non chiarirsi, non c’è tempo per parlare a distanza, non c’è tempo per fare ipotesi. Sono nel tempo perfetto per vivere il presente, perché il futuro è sempre meno.

Si vogliono vicini sempre e si chiamano, di continuo, anche nel sonno. Ogni volta che chiudono gli occhi si salutano come fosse per sempre. Poi si svegliano e si sussurrano: “c’è ancora un altro giorno per amare!”

j e p

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