Le aveva consigliato di farsi visitare al più presto…i soffi al cuore non si sottovalutano!

Erano passati quattro mesi e lei non l’aveva ancora fatto. La guarda con aria di rimprovero.

Avrei dovuto?!  Ma se sto benone!

Dice che avrebbe dovuto.

Allora,  prende il suo stetoscopio e pretende di auscultarle il  cuore.

Il freddo di quell’aggeggio sul torace le fa venire un brivido, lui si avvicina corrucciando la fronte, con le labbra serrate e un’espressione così seria da essere ridicola. Striscia il disco liscio tra le sue costole. Le pare che il ritmo del battito sia cambiato per il solo fatto che lo stia ascoltando così da vicino.  Le è vicino in maniera così scientifica da metterla in uno strano imbarazzo, come se volesse fotografarla dentro, attraverso il corpo.

Quanto sono poco scientifica: non so distinguere il cuore dal suo muscolo!

Più insiste e si avvicina, più ha la sensazione che lui batta a caso: una grancassa bucata, un treno fuori dai binari, porte che sbattono a ripetizione. Un’ultima ascoltatina.

Dice che il soffio non si sente più, forse sono solo delle normali aritmie. Normali aritmie?!

Una cosa è certa:  il cuore ce l’ha, che funzioni in maniera un po’ bizzarra è un altro conto – donna, dopotutto!

Ma dottore, lei ce l’ha il cuore? Solo perché io non so usare lo stetoscopio non significa che non lo possa sentire…

Si avvicini, mi faccia sentire: batte piano, è quasi fermo, è quasi freddo.

Il cuore, non il suo muscolo.

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