Vorrei che il nuovo anno avesse un po’ di tutti gli ingredienti del suo primo, pazzo, giorno. Come dice il proverbio.

Vorrei lo spirito d’avventura, il sacco a pelo e poche ore di sonno, ma ben dormite.

Vorrei giocare a stupidi giochi fino a notte fonda e trattare da amici persone conosciute due ore prima.

Vorrei l’incoscienza semplice di lanciarsi su un pendio innevato, confidando nel bianco, che non può far male.

Vorrei la compagnia internazionale, non parlare solo la mia lingua, destreggiarmi e confondermi tra le nazionalità.

Vorrei la serenità del monastero tibetano, l’aroma semplice del suo tè, la rassicurante ripetizione di un mantra personale.

Vorrei l’imprevisto con il sorriso, viaggi in macchina in buona compagnia, risate come palestra per gli addominali.

Vorrei fare colazione a orario di cena e, nonostante i crampi, addormentarmi ridendo sotto le coperte.

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