La geometria euclidea insegna che tra due punti A e B, nello spazio, passa una e una sola linea retta.

Retta, una sola, d’accordo. Che noia, la linea retta.

Ma per arrivare da A a B ci sono infinite possibilità non rette, curve, sghembe, zizaganti, ritorte. Linee che si avvolgono su se stesse, che passano due volte per lo stesso punto per poi riprendere il vecchio tracciato, che vanno verso un punto C e si accorgono che per  arrivare a B si fa sempre a tempo. Linee che si perdono nello spazio, affrontano alti e bassi da montagne russe, si spiralizzano, si fermano pensando di essere arrivate a destinazione, ma poi, in realtà, era solo un abbaglio. Allora ripartono e poi si accorgono che stanno tornando indietro solo per riprendere il cammino in avanti da un’altra prospettiva. Linee che si biforcano per poi unirsi di nuovo o che lasciano rami isolati, linee che raccolgono punti estranei nello spazio e li collegano inaspettatamente tra loro,  linee che si tramutano in arabeschi o in scarabocchi da post-it. Infinite possibilità, nessuna più giusta di un’altra, alcune più ovvie, altre meno scontate.

Naturalmente non sto parlando di geometria.

A è quando nasci, B è quando muori.

Annunci