Non dobbiamo saltare cerchi infuocati, mettere la testa dentro la bocca di  un leone a digiuno, resistere venti giorni nel deserto sub sahariano, farci estrarre dei denti senza anestesia.

Cercare lavoro, per vivere o per sopravvivere, è la vera prova di iniziazione della società della crisi.

Indispensabile conoscere a memoria i siti di offerte di lavoro e consultarli compulsivamente, perché finché “cercare lavoro” è il nostro lavoro, bisogna anche fare qualcos’altro per sopravvivere. E tra i Qualcos’altro benedetto sia il latino che abbiamo studiato al liceo che ci permette di tenere alte le nostre quotazioni sul mercato nero delle ripetizioni!
Ben venga se andiamo a etichettare la merce di un grande magazzino a cinque euro netti l’ora, se siamo le ragazze dei gadget ai supermercati, travestite da colla Pritt o con le figurine di Geronimo Stilton in promozione.
Una sfida a chi trova l’occupazione più improbabile.
Un esempio? Offrirsi per correggere i trentacinque deliranti capitoli di un pazzo disoccupato che risiede ai caraibi e vuole pubblicare un saggio di feroce denuncia sugli ultimi trent’anni di politica italiana. Attenzione: nel cassetto ha anche un libro fotografico, corredato da testi con linguaggio “da bar”, sulla prostituzione a Santo Domingo. Ma forse, ci avvisa lui, è meglio che il mio nome non compaia tra i curatori, potrebbe essere compromettente.
Tante nostre richieste e curriculum seminati al vento non meritano nemmeno una riga di risposta e a volte sembra tutto un gioco virtuale, finché qualche anima pia non risponde: “purtroppo in questo momento non stiamo cercando nuovi collaboratori, eventualmente la sua candidatura verrà tenuta presente per il futuro”…e  allora finalmente capisci che a qualcuno arriva davvero sto benedetto cv.
Quelli che invece consegni a mano, quando vengono accolti, ricevono uno sguardo tra il compassionevole e il costernato.
E quando rispondono è per offrire stage non retribuiti di minimo sei mesi che, si badi bene,  non devono assolutamente “sollevare aspettative fuori luogo”, come un possibile inserimento in azienda o uno straccio di collaborazione.

Dobbiamo attraversare questa “selva selvaggia e aspre e forte”, se va bene, farci un paio di mesi di gironi infernali e puntare a salire perlomeno al purgatorio, perché il paradiso nemmeno sappiamo immaginarlo. Sperando sempre che qualcuno ci rimborsi almeno le spese.

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