Volevo un congedo lento e diluito nel tempo. Non l’ho avuto.
Volevo staccarmi piano dalle cose, dai luoghi, dalle persone. Impossibile.
Volevo conservare energie e cieli azzurri per l’inverno. Dove sono finiti?
Le cose non sono andate come volevo, ma forse solo perché quello che non mi aspetto è più grande di me, anche se ancora non si vede e mi prende alla sprovvista.
Perché forse non doveva essere un congedo, non dovevo staccarmi da nessuno, non era necessario, e perché le energie e cieli azzurri ci sono ancora, ma erano sommersi da tutto quel caos che mi girava dentro. Dovevo fermarmi.
Cerco Lisbona in ogni angolo di cielo, ma è solo laggiù. Cerco la mia seconda vita nella prima e non la trovo. È solo nella memoria.
Cerco me e il mio posto.

Se guardo indietro, vedo la rete di eventi (un tempo impensabili) che ha disegnato i miei ultimi anni e quasi mi sento cadere, ma sul sicuro. È una rete piena di sogni, persone, intuizioni, speranze, città sognate sui libri che ha portato ad altri sogni, nuovi incontri, orizzonti più vasti. Piena di una vita che si tesseva senza che io me ne accorgessi.

Mi butterò, fidandomi della rete, e se cadrò dovrò solo rialzarmi…

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