La prima cosa che mi ha colpito di Lisbona è stata la luce.
Ci sono tanti ciechi in questa città, qualcuno ridendo, dice che è perché c’è troppa luce.
C’è luce anche quando il tempo è grigio e le nuvole formano una coperta mobile sul sole.
C’è luce anche di notte,  quella delle lune e delle insegne moltiplicate dal lastricato bianco e nero della calçada.
C’è luce anche quando piove e l’acqua si riversa in uno scroscio di riflessi.

I ciechi si sono rifugiati nell’unico posto buio di Lisbona, la metro.
Raramente girano all’esterno, come interdetti al luccichio della vita là fuori.

Ce n’è uno famoso, secco, le fattezze da zingaro indiano, gli occhi semi-chiusi dai quali si intravedono i bulbi, come due perle nelle conchiglie. È famoso perché fa musica con un manico di scopa, una forchetta, il palo della metro e il pentolino di acciaio attaccato al collo per raccogliere le monete. Produce un ritmo inimitabile, rintocchi metallici e cantilene antiche che si fondono con il ronzio del vagone.

Ce n’è un altro più vecchio che gli occhi non ce li ha proprio: le palpebre cucite sopra il niente, il naso grosso come una fragola, i capelli ispidi, ma la camicia a quadri sempre ben stirata. Conforta che abbia qualcuno che lo faccia per lui. Non canta, non suona.

Ancora un altro, sempre di mezza età, con i capelli bianchi, gli occhi chiusi e al posto della mano destra un moncherino. Porta uno zainetto  militare sulle spalle, ha una cassetta di legno al collo e recita una litania sempre uguale che non sono mai riuscita a decifrare, fin dal primo giorno che l’ho visto.
Anche lui ha la camicia sempre ben stirata e l’ho visto parlare al cellulare.

Sono tutti sulla linea verde della metro, la mia.
Non vedono più la luce della loro città, forse la maledicono, tanto quanto gli altri ne restano affascinati.
Saremo i ciechi di domani?

In certi momenti tutto mi è sembrato così chiaro, qui, nella città della luce: l’orizzonte nitido, il presente luminoso a fare luce anche al futuro, senza fretta, senza paura del buio, scorgendo un pezzo di strada.

Questa  luce, non sarà troppa, tanto che quando rientrerò al chiuso non vedrò più nulla?

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