Questa casa è piena di ladri!

Qualcuno ha finito il caffè del Costarica di Fernanda, ha usato tutti i cotton fioc di Elvis e sempre qualcuno ha aperto il latte di Ludovica e ne ha preso la metà. Come se non bastasse ha bevuto lo sciroppo di lampone francese di Sarah e ha fatto sparire l’ultimo pezzo di cioccolato del mio uovo di Pasqua!
Cosa direbbero i muri di questa casa se potessero parlare? E il frigo cosa direbbe? (niente, perché è sempre troppo pieno!)
Dopo lo stupore e lo sdegno iniziale (io no, io no!), salta fuori che Ludo ha preso solo una volta il caffè, che io ho usato solo una volta un cotton fioc, che Elvis ha bevuto solo quella mattina del latte non suo, che lo sciroppo pareva essere una “cosa della spesa comune” e che il mio cioccolato era decisamente troppo in vista sulla mensola dell’entrata. I ladri siamo noi, che ci rubiamo le cose a vicenda, solo una volta.
Ma “il solo una volta” moltiplicato per sei genera “il molte volte” che finisce le cose.
Stiamo perdendo i confini della proprietà privata, ci prendiamo le cose a vicenda senza dircelo, in silenzio, sapendo che dopo tutto non può essere una cosa così grave…succede nella più elementare delle comuni, che è la famiglia!
Stiamo prendendo le stesse abitudini, conosciamo a memoria i vestiti degli altri, i tic linguistici, le preferenze alimentari e, senza vederci, ci riconosciamo dalle camminate in corridoio o dal modo di entrare in casa.

Siamo una famiglia? No, ma dopo tutto questo tempo le assomigliamo molto e, volendo, ci assomigliamo molto!

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