“Ognuno di noi è più di uno,è molti, è una prolissità di se stesso”

scrive Bernardo Soares.

Siamo così grandi che una sola persona non ci basta.

Siamo molto di più che uno, i confini non ci racchiudono, i nomi nemmeno.

La sindrome di Pessoa si prende solo nella sua città, per contagio diretto con la sua luce e respirando l’aria di Rua dos Douradores.

Fernando Pessoa, che in italiano sarebbe Fernando Persona, aveva non so quanti eteronimi, cioè altri se stesso, con una personalità distinta e una vita precisa ( con tanto di date di nascita e morte) e ciascuno scriveva cose diverse e con uno stile proprio.

Fernando Pessoa era molte persone e un solo Pessoa. Alvaro de Campos, Ricardo Reis, Bernardo Soares, Alberto Caerio…e Fernando Pessoa.

La sindrome di Pessoa è una specie di schizofrenia dell’animo.

Le tue molte vite si incrociano e offrono spiragli impensati, una non può certo bastare.

Impari a conoscere i tuoi mille volti, a far parlare le tue diverse voci e farle conversare tra loro.

Ne nascono dei deliri privati in cui l’unico che ne afferra il senso sei tu.

La parte più infantile di te, quella più irrazionale, quello che vorresti essere domani, quello che eri ieri, la tua fragilità sentimentale, la tua ostinata vecchia abitudine, il vigile sorvegliarti, il sognatore oltre le nuvole, lo spazzino dell’anima, il contabile chino sulle somme, l’artista in cerca di libertà, l’equilibrista della vita.

Falli parlare, sei tu.

Magari ti scapperà una lacrima o un sorriso, ma li dentro ci staranno tutti i tuoi io.

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