Oscillo tra le mie due vite: quando sono in una, l’altra mi sembra irreale come un sogno appena fatto; quando sono nella seconda, la prima è distante e ovattata. Solo quando si incrociano, spesso attraverso persone che fanno da ponte, capisco che hanno consistenza reale nello stesso tempo. Ma molte volte restano sospese a mezz’aria.
Questa mia vita portoghese ha la data di scadenza. Procrastinabile, ma non troppo. So che finirà.
Tutte le vite finiscono, dopo tutto. Solo che non ci si pensa.
Devo gustarla prima che se ne vada. Tatuarmela?
Il fatto che abbia una fine, per me, le dà più senso.
Non ho tempo, non ho spazio, per i retrogusti amari, non voglio. Nemmeno un attimo, nemmeno un giorno.

Mi ripetono che una sola volta nella vita posso avere questa vita, almeno a queste condizioni.
Vita con tanti, spesso troppi, vita di un altro paese, di un’altra lingua, di altri amici, di fatiche diverse e di paure spesso uguali, di sentimenti vissuti di petto perché o prendo o lascio.
Proprio come quando mi era stata proposta questa vita, a scatola chiusa, cinque secondi di tempo per decidere: la vuoi o no?

E ora si affollano vecchie e nuove domande, e vecchie domande a cui si aggiungono nuove alternative.
Una vita in cui ogni cosa sembra realizzabile, anche l’incontro più improbabile.
È bastato uscire dalle sicurezze, dal mondo certo per scegliere l’incerto e si è spalancato tutto il regno del possibile.
E quando guadagno delle nuove certezze, nonostante la data di scadenza, tutto mi sembra più mio.

…è la conquista dell’eterna ricerca che porta a lasciare il vecchio, a cercare il nuovo – che poi, inevitabilmente invecchierà – e mi spingerà allora alla ricerca di qualcos’altro.

Ma nel frattempo ho vissuto.

Annunci