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Mese

febbraio 2011

Vivere più vite

Oscillo tra le mie due vite: quando sono in una, l’altra mi sembra irreale come un sogno appena fatto; quando sono nella seconda, la prima è distante e ovattata. Solo quando si incrociano, spesso attraverso persone che fanno da ponte, capisco che hanno consistenza reale nello stesso tempo. Ma molte volte restano sospese a mezz’aria.
Questa mia vita portoghese ha la data di scadenza. Procrastinabile, ma non troppo. So che finirà.
Tutte le vite finiscono, dopo tutto. Solo che non ci si pensa.
Devo gustarla prima che se ne vada. Tatuarmela?
Il fatto che abbia una fine, per me, le dà più senso.
Non ho tempo, non ho spazio, per i retrogusti amari, non voglio. Nemmeno un attimo, nemmeno un giorno.

Mi ripetono che una sola volta nella vita posso avere questa vita, almeno a queste condizioni.
Vita con tanti, spesso troppi, vita di un altro paese, di un’altra lingua, di altri amici, di fatiche diverse e di paure spesso uguali, di sentimenti vissuti di petto perché o prendo o lascio.
Proprio come quando mi era stata proposta questa vita, a scatola chiusa, cinque secondi di tempo per decidere: la vuoi o no?

E ora si affollano vecchie e nuove domande, e vecchie domande a cui si aggiungono nuove alternative.
Una vita in cui ogni cosa sembra realizzabile, anche l’incontro più improbabile.
È bastato uscire dalle sicurezze, dal mondo certo per scegliere l’incerto e si è spalancato tutto il regno del possibile.
E quando guadagno delle nuove certezze, nonostante la data di scadenza, tutto mi sembra più mio.

…è la conquista dell’eterna ricerca che porta a lasciare il vecchio, a cercare il nuovo – che poi, inevitabilmente invecchierà – e mi spingerà allora alla ricerca di qualcos’altro.

Ma nel frattempo ho vissuto.

Chiedilo…

Questo articolo di Valeria Parrella è eloquente, non serve aggiungere parole e riconosco nel suo stile una forza al contenuto. Chissá.

Chiedilo a Monna Lisa. Alla nigeriana che sta camminando in carovana con cinque dollari in tasca per raggiungere l’Italia. Chiedilo alla prima donna che ha votato con il suffragio universale nel 1946. Chiedilo a Maria, a Maddalena e a Sherazade, alla modella che se ne muore di anoressia e alla rom a cui hanno di nuovo bruciato la baracca.

Chiedilo alla dottoressa che ha visitato mio figlio e alla madre con due bambini handicappati. Chiedilo alla donna che domani alle 4.00 aprirà il mercato comunale e alla centralinista che ti risponde 24ore su 24. A Sakineh.

Chiedilo alla signora che è seduta davanti a me nel treno e alla capotreno che passerà. A SuuKyi. Alla ragazza che sta facendo la chemio e a quella che sta facendo la permanente; chiedilo alla sua shampista.

Chiedilo ad Antigone, a Medea e alle Troiane, alla prostituta che staserà scenderà sulla provinciale per fare pompini da venti euro, a quella che riuscirà a scappare dal suo pappone, alla suora che l’aiuterà, alla laica che l’aiuterà, alla laicista che l’aiuterà.

Chiedilo alla partigiana rapata a zero dai fascisti. Chiedilo a Patti Smith e a Sasha Waltz, alla ballerina e alla sua figlia paraplegica, alla signora che frequenta l’università della terza età e a quella che sta aspettando i nipotini al cancello della scuola.

Chiedilo alle 186 operaie della Ford che si fecero equiparare lo stipendio a quello degli uomini, e alle dipendenti della Fiat di Marchionne che in dieci minuti dovranno far pipì e cambiarsi l’assorbente.

Chiedilo a Margherita Hack quando guarda le stelle e alla studentessa che stasera farà notte sui libri di astronomia. Chiedilo alla sorella del Papa e alla madre del Muezzin. Alla ragazza di sedici anni a cui il medico ha negato la pillola del giorno dopo; chiedilo ora alla figlia sedicenne di quel medico.

Alle 2065 donne del catalogodi Leporello. Chiedilo alla bambina che subisce violenza e alla lesbica che bacia la sua fidanzata a piazza Duomo, alla detenuta che dovrà aspettare il prossimo giovedì per rivedere suo figlio.

Chiedilo a quelle amiche che stanno partendo per la Grecia, a Federica Pellegrini nella bracciata che le conquista l’oro e alla deputata gravida che entra al voto della camera in sedia a rotelle. Chiedilo alla mia amica Katia che è emigrata al nord per fare la maestra, alla malata terminale che ha trovato chi le farà l’eutanasia e alla dottoressa che gliela somministrerà.

Chiedilo a George Sand e a Giovanna d’Arco e alla moglie di chi dice “ce lo ha duro”. Chiedilo alla donna che si fa il botulino e a quella che non si tinge ai capelli, a Ilda Boccassini e alle 6000 pagine del suo lavoro. Chiedilo alla donna che sta abortendo e a quella che sta partorendo. Alla sua bambina, chiedilo, tra qualche anno. Chiedilo al primo violino che darà il LA all’orchestra.

E chiedilo a tua madre a e a tua sorella, a tua figlia e a tua moglie e alla tua migliore amica. Alla tua collega di lavoro e alla tua amante. Loro, tutte lo sanno: che il corpo della donna è più di quanto un uomo possa controllare.

Quello strano caso…

Quando si guarda il cielo si è consapevoli di guardare delle stelle che sono lontane centinaia e migliaia di anni luce. Alcune di quelle stelle non esistono più perché la loro luce ha impiegato così tanto tempo per arrivare fino a noi che ormai sono già morte, oppure sono esplose e si sono frantumate in tante nane rosse. Riflettere su queste cose mi fa sentire piccolo piccolo, e se uno ha qualche difficoltà nella vita è bello pensare che questi problemi si possono definire trascurabili, sono cioè talmente insignificanti da non essere presi in considerazione durante il calcolo.

Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

L’insolito “detective” di questa storia è Christopher, un quindicenne che soffre della sindrome di Asperger, una particolare forma di autismo. Ha un rapporto problematico con il mondo: capisce molto la matematica e poco gli esseri umani, odia il giallo e il marrone, ama il rosso e detesta essere toccato. Non mangia se cibi diversi entrano in contatto tra loro, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri.

Quando viene ucciso il cane del vicino, inizia a mettersi sulle tracce dell’assassino, cercando di affrontare tutte le fobie che lo distanziano dal mondo.

L’indagine si rivela, in realtà, un pretesto per mettersi alla prova e scoprire più cose su di se che su quel cane.

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