Mi avevano detto che sarebbe stato un movimento curvilineo: dapprima una forte salita, immediata, poi un arresto e una brusca discesa…e di nuovo una salita un po’ più graduale, lenta, un punto di arresto, quasi stabile, e poi un’ascesa senza pari che sarebbe arrivata al massimo.

All’inizio, io non ci volevo credere, volevo sfuggire alle norme psicologiche, ma  poi mi sono arresa:  funziona proprio così.

Dicono  gli esperti, che la curva  di ogni nuova esperienza parte con un forte entusiasmo iniziale che ti spara in alto, dopo un po’ ti arresti. Poi capita che cominci a vedere che non è proprio tutto come credevi, che ci sono fastidi e noie: le cose non corrispondono alle tue aspettative e allora scendi giù vertiginosamente, cozzando contro tutto e tutti. Non ti resta che aggrapparti alla quotidianità e risalire la china a poco a poco, scoprendo che ruzzolando hai imparato qualcosa in più e ti prendi il tempo per gustare con calma i dettagli che distinguono i giorni e le differenze che rendono speciali le persone. Piano piano risali, raccogliendo un sacco di sorprese  e soddisfazioni che ti portano su su come tanti palloncini pieni di elio.

E il bello è che anche Lisbona è così, sali e scendi, subir e descer continuamente per le sette colline su cui posa la città. Salite ripide che ti tolgono il fiato. Ti sembra di non arrivare mai, ti domandi come fa il vecchio tram ad arrampicarsi fin là.

Cammini e cammini, ma quando ti arresti al miradouro più vicino e guardi giù, non c’è più fatica e vorresti solo spiccare il volo.

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