Ami e impari a conoscere una città quando puoi permetterti di raccontarla dal basso, osservando il suo profilo peggiore, quello dei quartieri meno fotografati e dai risvolti puzzolenti.

Quando si parla di Martim Moniz, un po’ tutti a Lisbona arricciano il naso. A nessuno sfiora l’idea di abitarci e per molti è solo una stazione della metro sulla linea verde, tra Rossio e Intendente. Ma è inevitabile passarci…perché il quartiere è proprio incastrato nel mezzo delle direttrici principali, subito prima o subito dopo, la grande piazza di Rossio, con le fontane, la statua, il teatro e tutto il resto.

Anche a Martim Moniz ci sono le fontane, ma nessuno ci fa mai caso.

Martim Moniz era il nome di un valoroso cavaliere, che nel 1147, sacrificò la sua vita per espugnare i Mori dal Castello di São Jorge. In  un tentativo di assalto dei cristiani contro i musulmani, Martim Moniz tenne aperta la porta con il suo proprio corpo, che venne schiacciato tra i due battenti. La sua storia è raccontata sulle pareti della stazione della metro, stilizzata e in marmo colorato. Ma caro Martim, mi dispiace aggiornarti: la crociata non è mai stata vinta…

Ironia della sorte: oggi Martim Moniz è, per eccellenza, uno dei quartieri di Lisbona interamente colonizzato dagli immigrati: cinesi, indiani, bengalesi, pakistani, africani. I Mori abitano qui!

Ci sono quattro o cinque imperi commerciali cinesi, mega store che imitano quelli occidentali ma impregnati di quell’odore (petrolio fatto plastica) con cui sono colati il 99% degli articoli. Fuori, ci sono furgoni in perenne stazionamento e pile di scatoloni in attesa di essere immagazzinati. Non si capisce qual è l’entrata, quale il retrobottega. Poi bazar indiani in ogni dove, negozi di souvenir (galletti di barceló, ovviamente made in china), doner kebab e piccoli covi dove è possibile farsi fare tatuaggi, treccine giamaicane o massaggi tailandesi.

La piazzetta è sempre piena di rifiuti e la maggior parte degli edifici ha almeno una parete pericolante o una finestra dagli infissi arrugginiti.

In più, come non bastasse, vicino alla fermata dell’autobus la municipalità di Lisbona ha ben pensato di mettere una casetta con il cibo per i piccioni. Puntuale ogni mattina, una folla di volatili attende la distribuzione dei viveri e si assiepa intorno e –pericolosamente- sopra di te, che impaziente aspetti l’autobus e temi ti arrivi qualcosa dall’alto (Shit, happens!).

Ma tutto parte dal basso…

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