I primi due secondi del mattino, appena aperti gli occhi, ho un piccolo black-out: non mi ricordo dove sono, in quale letto ho dormito e dove si trova la mia stanza.

Al terzo secondo cominciano a definirsi i contorni di una camera bianca, sento il traffico fuori dalla finestra, la luce del sole che filtra dai fori della tapparella.

Al quarto scorgo Elvis che si rigira nel suo grumo di coperte e aspetta che la sveglia suoni.

Al quinto guardo il soffitto e mi ricordo che sono a Lisbona, Arroios, Rua José Falcao, 157, 5° direito.

Al sesto sorrido da sola e ringrazio di essere qui, perché è la cosa migliore che sento di aver fatto in questo anno.

Al settimo mi viene in mente che devo preparami il pranzo da portarmi via, dopo il corso di portoghese. Forse ho anche finito il pane…

All’ottavo spengo la sveglia del cellulare che suona e vibra sopra la mesa-de-cabeceira.

Al nono mi alzo e apro la porta, cercando di non far troppo rumore.

Al decimo guardo fuori dalla porta finestra e tutto è luce, tra le terrazze e l’intrico di antenne, e mi sento più vicina al cielo che non è mai stato così azzurro.

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