Viaggiare in treno, nel pieno d’agosto, e non per vacanza, mette davvero alla prova la mia tolleranza.
Per una strana legge molto italiana, mentre i turisti – da Venezia a Trento – si moltiplicano, le carrozze invece diminuiscono.
Il risultato è la condanna puntuale a un viaggio in piedi, con puzzo ascellare di vicini occasionali compreso nel biglietto.
Per fortuna c’è stato qualche incontro fortuito che mi ha sollevato dalla pesantezza di queste traversate nel  vagone bestiame.

L’altro giorno c’erano per me i nonni. Entrambi in maglietta lilla, leggevano filastrocche al nipotino ad alta voce. Avevo appena trovato posto, a metà viaggio, in uno di quei sedili lunghi, a mezzaluna, che sembrano divani e la nonna aveva cominciato a leggere. Il nipotino dava prove di contorsionismo scavalcando i sedili, ma non perdeva una sola parola recitata dalla nonna. E la storia era davvero divertente, una di quelle piene di rime belle e originali, tanto che mi sono messa a ridere più di una volta, assieme ai miei vicini.

Era la storia del Farfallo nero,
innamorato per davvero
e della sua dolce farfalla,
che di nome fa Bicicalla:
un giorno era scappata
e lui non l’aveva più trovata.
Troppo tardi per dirle quanto era bella e importante:
ora volava qua e là, in una ricerca straziante.

Sto cercando Bicicalla, per caso è passata da queste parti? Continuava a chiedere disperato… – Pensiamo,  vediamo, controlliamo – e intanto il fruttivendolo Mattia cercava tra le sue cassette di verdura e frutta tropicale. – Ho gli spinaci che buttano baci, ho una zucca che da strega si trucca, ho due mandarini che spuntano semini, ho una papaia che di giorno si sdraia…ma di Bicicalla nemmeno l’ombra!

Ieri invece c’era un giovane pagliaccio trentino
con al guinzaglio un bel maialino.
Diceva di avere una bici viola a pallini
e faceva strabiliare tutti i bambini.
Quando schiacciava la pancia del porcello,
questo strideva facendo un macello.
Tutti giù a ridere a crepapelle:
a metà treno si staccavano le mascelle!

Eh, lo so, ho un brutto vizio…

quando sento una rima comincia la malattia,
si attacca alle frasi e non va più via!

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