Il futuro non è davanti a noi, è alle nostre spalle.
Noi camminiamo all’indietro, non ci si può voltare: osserviamo il passato che si allontana e vediamo il presente che, passo dopo passo, compare davanti a noi.
Un fotogramma alla volta, alla velocità della vita. Fino a tornare al punto di partenza.
Il futuro è dietro alla nostra schiena e ci coglie alla sprovvista. Da qui la sorpresa o lo spavento.
Se lo vedessimo avvicinarsi, sarebbe tutto prevedibile o evitabile, anche per il più miope.
Il futuro è uno sconosciuto che ti bussa sulla spalla, in treno, mezzo addormentato; è lo straniero che ti chiede informazioni mentre stai leggendo un libro; una chiamata da un numero che non concosci; il pazzo della stazione con uno specchio in mano che, dal niente, ti assalta di sproloqui. Mi sa che lui ha capito tutto: con lo specchio può vedere cosa c’è dietro, senza voltarsi.
E ti hanno sempre detto: “guarda avanti!”, ma il futuro è dietro di te: comincia a prenderci l’abitudine.

Coldplay, The scientist

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