Il mostro aveva rivelato la sua vera natura fin dall’inizio: gelido e brutale.
I primi tempi avevo tentato di liberarmi da questa impressione, ma ogni giorno mi trovavo a prendere atto di come il mostro fosse di gran lunga peggiore di come l’avessi immaginato all’inizio: un vero mostro. Incapace di togliersi dalla faccia quel cipiglio incazzoso – col sole e con la pioggia – acido come una zitella in aceto, il tipico dispotico da frustrazione.
Il mostro viveva in un covo sudicio che puzzava di calzini sudati, sommerso da una quantità industriale di fogli e carta straccia che ogni giorno aumentava sulla scrivania. Si stropiccianva gli occhi davanti al desktop ingombro di icone, tanto quanto la scrivania, solo perché incapace di creare delle cartelle – queste sconosciute!
Personalità stitica, tipico accumulatore, incapace di liberarsi dalle sue scorie tanto da non essere in grado di distinguere i propri escrementi da sé, quello che contava da quello che andava buttato.
Di conseguenza un gran tirchio, nonostante uno stipendio di dipendente pubblico da denuncia.
Il mostro indossava camicie orrende, sciarpe a nodo scorsoio e gilet infarinati.
In più non aveva mai l’ombrello.
La cattiveria si manifestava in una strana reazione epidermica che gli provocava un prurito costante, diffuso in tutto il corpo. Grattarsi, assieme a rispondere due volte pronto! al telefono e a sbadigliare ad alta voce, era la sua azione compulsiva per eccellenza. Si grattava sempre, cospargendo la tastiera del computer di cellule morte, un cimitero vomitevole di crostine bianche e secche. Più si incazzava, più si sbriciolava come una statua di sabbia.
Il mostro repelleva l’altro sesso, ma anche quelli dello stesso sesso, gli individui della sua generazione così come i più anziani e i giovani, immeritevoli di rispetto.
Inadeguato all’accoppiamento e alla vita di branco, viveva un’esistenza solitaria tra le sue pippe di celluloide – che dimenticava essere facilmente infiammabili.
Avevo cercato sempre di parlargli poco, girargli alla larga, tenermi riserve private sul suo conto, evitando contaminazioni nocive. Finché arrivò il giorno in cui dovetti affrontare il mostro…

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