Non so se prendere a picconate questa lastra di ghiaccio che imprigiona il tempo: sembra non scorrere più, così trasparente e fermo, vita senza vita.

Non so se provare a scioglierla con il fiato questa lastra di ghiaccio immobile: non lascia passare niente e deforma l’immagine di ciò che sta sotto.  È così che un filo d’erba è diventato un mostro tentacolare.

Non so se ricamarci su con l’unghia, giusto qualche riga, per dare comunque un senso.

O scivolarci sopra, senza pensare che potrebbe spezzarsi.

Potrei dare la colpa all’inverno che non passa più.

Oppure a quelli che, promettendomi acqua calda, mi hanno versato addosso quella gelata.

O a me stessa perché non so scaldare a sufficienza e sto con il sangue fermo, intrappolata nella morsa gelata con quel filo d’erba tentacolare.

Non so se aspettare – trovando una pazienza che mi pare di non avere – i primi raggi tiepidi, lasciando che la natura segua il suo corso.

O se prendere d’impeto un grande phon e soffiare vento caldo artificiale che incrini la banchisa in cui sto.

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