Narriamo quel che successe al sovrano
per mano di un povero pazzo di Milano.

«Io sono bello, io sono il re,
sono il migliore e attento a te!»
questo era il suo discorso pacato
in un giorno di trionfo assicurato.
Ma un povero pazzo di Milano,
stufo delle smanie del sovrano,
si intrufolò silenzioso alla celebrazione
senza destare la minima attenzione.
Eppure aveva un’arma perfetta,
non dico pistola, non dico accetta:
nessuno sospettava che quel pazzo uomo
stringesse in mano un modellino del duomo.
Sicuro di non essere il solo stanco
tra la folla presto si aprì un varco,
tant’è che scagliò il corpo contundente
proprio in faccia al presidente:
il colpo è deciso e le guglie son tante,
il risultato? Un volto sanguinante…
«Non è di plastica!?!» pensò il pazzo
«che ho combinato, o cazzo!»
Questa la goccia che ha traboccato il vaso,
e, oltre ai denti, ha incrinato il naso.
La tensione è alta, non si abbassano i toni
anche se è tempo di panettoni…
Tutti pensano a un attentato,
ma si tratta di un quarantenne squinternato.
Silvio va all’ospedale di fretta,
mentre l’altro è caricato in camionetta.
Tuttavia il re ancora non ci crede:
a quel matto il primo processo breve!

Ecco quel che successe al sovrano
per mano di un povero pazzo di Milano.

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