Si sbaglia. Chi più chi meno, tutti sbagliamo.
Allora si prende la gomma e si cancella, riempiendo il foglio di trucioletti grigi.
La gomma regala certe soddisfazioni, la sensazione di essere stati perdonati e di avere l’occasione, di nuovo, di rifare come va fatto, sicuri che non si potrà fallire per l’ennesima volta. Ma dà anche la possibilità di sbagliare ancora e ancora, continuando a cancellare.
Col risultato che più si sbaglia più è difficile far sparire del tutto il segno: resta sempre quell’alone, la riga dei quadretti si fa più lucida, la carta si tira.
Sbagliare e cancellare, sbagliare e cancellare, di continuo e sempre su quello stesso punto…che non ci viene bene. Magari prendendo anche la gomma blu, il dischetto tondo e duro per levare l’inchiostro, quella che gratta la superficie – quella per i perfezionisti. Si pensa di far bene a raschiare via una volta per tutte lo scarabocchio e ci si mette d’impegno a farlo sparire. Finché a furia di grattare…si rompe l’incantesimo una volta per tutte, si strappa la pagina.
Piangere sul foglio peggiora solo le cose perché l’inchiostro del quadretto si scolora e il ghigno dello strappo è sempre più beffardo.
Bastava girare pagina, lasciare in pace l’errore e andare avanti, siamo appena all’inizio del quaderno. E invece no, accanirsi sulla cancellatura ha prodotto la ferita e ora le lacrime le stanno smangiucchiando gli orli.
È il peggio che si possa immaginare, pensando di agire bene, fare il buco con la gomma.

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