«Qualcuno più onesto di noi direbbe che sei diventato mio complice, ma noi non siamo onesti e sappiamo che il paradiso inizia proprio dove finisce, è l’istante in cui ti cacciano, un istante che si ripete all’infinito e così siamo sempre bloccati sulla soglia come capita ai maiali quando vedono le ombre al posto delle cose. Vedi, il problema non è tornarci in paradiso, ma riuscire a venirne fuori una volta per tutte. Se ti scrivo solo oggi e non ti risponderò domani, è perché festeggio il nostro giorno dell’Indipendenza, il resto sono solo lotterie, bandiere che sventolano e fuochi che esplodono sulla mia infanzia a Philadelphia»

È il paradiso delle balle che ci raccontiamo continuamente, tanto che ci crediamo e facciamo in modo che ci credano anche gli altri. È il paradiso delle dipendenze dalle polveri bianche come dalle menzogne, che ci fanno sembrare tutto più giustificabile, ma anche tutto più piatto e senza sapore.
Finché non si tocca il fondo e si finisce a lavorare con i maiali, lì il paradiso finisce e di fronte alla realtà del fango non si può più mentire, ma solo fare spazio alla verità che affranca il cuore. Si squarcia allora un angolo di felicità tra i maiali neri.

Un bel libro che si “beve su” in un solo giorno, anche per chi non legge mai. Secondo me potrebbero tranquillamente farci un film.

Letizia Muratori, Il giorno dell’indipendenza



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