Stamattina mi lascio la pelle vecchia sulla strada, una carcassa leggera come una foglia secca. Sento che una parte della vita è irrimediabilmente conclusa. Lo penso mentre cammino mimetizzandomi perfettamente tra tutte queste matricole: hanno sempre meno in comune con me, ma questo non cambia la mia vera condizione, anzi la rende solo un po’ più assurda.
Io che matricola non sono più da un pezzo e ormai non sono neanche più “studente”.

Tra la sonnolenza si infiltra il pensiero che avevo in prima elementare quando osservavo dall’alto in basso quelli di quinta…mi parevano degli dei, grandissimi e inavvicinabili: arriverò mai lassù?
Ma venuto il mio turno di essere tra i “grandi”, mi stupivo: ma dov’è tutta ‘sta grandezza? E così sbirciavo dalla rete a guardare quelli di terza media – enormi e dunque rassicuranti per la mia piccolezza – che facevano ginnastica nell’altro cortile.

Ora che sto finendo la mia vita con lo zainetto mi ritrovo con quelle stesse domande, che hanno il sapore di un’illusione infranta: sono adulta, adesso? O posso ancora voltarmi a guardare verso qualcuno per sentirmi piccola –  da difendere e da ammaestrare? Spero di sì, matricola perenne, ma non più qui. Qui non c’entro più nulla.
Mi sembra di camminare sollevata da terra, tra due parentesi, sulla parentesi più grande che è questo ponte. Qui, dove tutti quelli che lo percorrono sembrano traballanti marmocchi ai primi passi – incespicare è un attimo.
E proprio qui e ora sto cambiando pelle. Sento un grumo che preme in gola e ho gli occhi pieni di acqua, ma non è per l’alta marea.
Proseguirò più vulnerabile, perché momentaneamente senza difese, sperando e aspettando che se ne riformi presto un’altra. Ma si stava così bene in quella vecchia…e qualcuno può dirmi dov’è tutta ‘sta grandezza?



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