Che vuol dire “cercare il sempre nel mai”?

È voler cavare il ragno dal buco, quando nel buco non c’è proprio nulla? La tortura di ogni giorno che  porta ad accanirci su quello che non fa per noi, come topi appiccicati al vischio che tentano invano di togliere le zampette dalla morsa filamentosa. Chi ha un lavoro, vorrebbe fare tutt’altro; chi cerca un impiego qualsiasi, non lo trova; chi ama, non è ricambiato; chi è ricambiato non è innamorato; chi è in coppia vorrebbe stare solo; chi è da solo vorrebbe qualcuno; chi cerca, non trova; chi trova, non ha cercato. È quello che manca che ci fa andare avanti? Perennemente affamati…
Non del tutto.
Che vuol dire “cercare il sempre nel mai”? È voler quadrare il cerchio sapendo che non ci riusciremo mai perfettamente. La perfezione non è nostra: sfioreremo sempre il cerchio ma resteremo sempre un po’ quadrati. Camminiamo lungo un ramo d’iperbole dove quello che ci tiene in vita è tendere alla felicità, senza mai toccarla e pare proprio che questo ci consenta di estenderci all’infinito. Perché se la tocchi si dissolve, bolla di sapone nell’aria.
Forse.
“Cercare il sempre nel mai”, come ripete la protagonista del libro che ho appena finito di leggere. È forse il miracolo insano che ci fa amare la bellezza in questo schifo, l’infinito nel finito, l’eternità nella fine.
Sì, dev’essere questo.

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