Ci stava giusto qualcos’altro: strappò la pagina del calendario e la appallottolò assieme ai brandelli dell’oroscopo della settimana e del mese. Niente differenziata, quella roba meritava di marcire nell’indistinto. Pressò poi il contenuto informe con una mano per compattare il tutto e ricavare uno spazio agevole per fare il nodo al sacco. Lo prese e lo gettò nel bidone aspettando il tonfo con una soddisfazione elementare.
Si chiese se ci fossero bidoni anche per i rifiuti speciali. Non pensava ai vecchi frigoriferi puzzolenti o alle collezioni di pile incancrenite dall’ossido, ma ad altri tipi di roba andata a male.
Come le attese ammuffite sotto le ragnatele delle possibilità, i giorni pieni di pensieri appiccicosi in direzioni sbagliate, i sogni scaduti, la pazienza logora, il tempo marcito a contemplare i pezzi tentando di ricomporli, le ferite a cui troppe volte è stata tolta la crosta, i cuori consumati come  vecchi calzini, le speranze ridotte a un filo…appeso all’ultimo brandello di illusione.
Dove andavano buttati tutti questi rifiuti? Dove finivano i sentimenti che non attecchivano, i battiti cardiaci andati a vuoto, gli appuntamenti morti prima di diventare piacevoli abitudini?
Dissolti nell’aria in micro particelle cancerose: ipotesi pessimista.
Stipati nel fondo di discariche invisibili, aspettando la lenta ma inevitabile decomposizione: ipotesi fatalista.
Ridotti a compost (leggi letame) per concimare di nuovo il giardino: ipotesi ottimista.
Bastava scegliere.

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