Ho risentito quell’odore: i miei primi compleanni sapevano di foglia, foglia verde mangiucchiata.
Olfatto e memoria lavorano sullo stesso binario, riportano indietro, in un momento preciso anche se dai contorni sfatti.
Un odore verde foglia, quella foglia.
Mangiavano solo quella foglia e nient’altro: prima sminuzzata in piccoli pezzi, poi tagliata a listarelle, infine foglie intere, tutto un ramo. I bachi, io me li ricordo, avidi mangiatori di foglia!
Arrivavano a casa che erano solo ovetti microscopici, poi puntini neri, poi piccolissimi vermetti, bruchi biancastri, con degli ideogrammi indecifrabili, neri, sul dorso. Infine diventavano grossi, delle dimensioni di un mignolo, morbidi e brutti.
Mi sono sempre piaciuti gli animali sgraziati.
Cambiavano pelle, cinque, sei volte. Non ci stavano più in quella vecchia: allora dormivano per un po’, niente foglia, e si lasciavano dietro la carcassa di una vita stretta. Non una, ma cinque pelli, perché bisogna cambiarne di vite per  tentare, almeno, di diventare farfalle.
Poi arrivava il momento in cui facevano la gran scorpacciata finale, si ingozzavano di foglia e d’un tratto cominciavano a sbavarsi addosso, a farsi una casa piccola e avvolgente di bava e ci si chiudevano dentro fino a perdervisi. Non si riconoscevano più, dormivano tanto e sognavano promesse di seta, mondi leggeri. Marcivano dentro i sogni, intanto cambiavano forma, natura, aspetto.
Ricordo che tutti venivano a vederli, le scuole, i bambini, per capire la metamorfosi. La “meta…” che?! Io ero fiera, non so bene perchè,  forse per il fatto che qualcuno venisse a casa mia per vedere ‘sti bruchi magici, che erano pure bruttini, ma simpatici. Con quel musetto! E io ero “quella dei bachi”.
Poi i bozzoli venivano ammollati nell’acqua calda, ma io questa fase per fortuna non l’ho mai vista.
Solo qualcuno era risparmiato e diventava una misera farfallina grigia che viveva un giorno.
Un giorno di vita, giusto per deporre nuove uova.
Allora il mio compleanno era già passato da qualche settimana e non c’era più l’odore di foglia.
Mi sa che sono nata sotto il segno del baco: che deve lasciarsi alle spalle di continuo vecchie vite, con fatica. Avido di foglie verdi, e solo quelle. Amante dei bozzoli e delle attese per felicità effimere, magari anche di un solo giorno.

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