Ecco davvero cosa ho in testa:
polvere, lacrime secche, pelle morta
vento, turbini, pugni di tempesta
e una ferita di cui non mi ero accorta.

In strade senza insegne su porte socchiuse
pagine scritte, ancora bianche o strappate
se ne stanno buone dentro, tutte stipate,
tra cancellature e bozze senza muse.

Finché mi faccio sanguinare il dito,
a furia di grattare su quello che non voglio
finché l’acqua gli occhi mi ha riempito
annegandoli sulle pagine di un foglio.

E tra i cumuli di vero andati a male
-in cantina,
ho trovato un barattolo di nero
nascosto lì, ancora da bambina.
Dimentico che esiste, non lo voglio usare
eppure ogni tanto mi scivola sul cuore.
Raschio con l’unghia la vernice:
lì sotto c’è il mio tempo felice.

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