Cerca

sara_sta_scrivendo

Mese

aprile 2009

Chiro(a)mante

È un affezionato dello spettacolo della domenica sera, arriva preceduto dal suo profumo al pino sintetico, fa le scale di corsa come se fosse in ritardo, in realtà ha sempre parecchio anticipo, giusto per farmi delle domande. Mi viene da sorridere già prima che apra bocca, perché le so già.
Arriva in cassa trafelato e si passa una mano tra i capelli non più così folti. È la terza volta che viene a vedere “Fast and furious” e mi confessa che ogni volta è sempre meglio di quella precedente. Una non basta. Le volte successive emozionano meglio e di più perché non sei più concentrato su quello che succederà. Le sue parole hanno una tale convinzione che non posso non credergli. D’altronde è uno che da sei mesi sta facendo il conto alla rovescia per Wolverine e ormai siamo agli sgoccioli…

Poi parte con le domande.
La prima è sempre “come va la vita?”
La seconda è sempre “come va l’amore?”
Rispondo come al solito un po’ evasiva, ma cerco di sorridere, se no mi chiede perché sono pensierosa. Infatti me lo chiede.
Rispondo ancora più evasiva, ma sorrido di più. Non crede alle mie risposte, ma lo dice ridendo, rigirandosi un brutto anello d’oro con un rubino quadrato, grande come mezza falange.
“L’amore, l’amore…se va bene l’amore, va bene tutto. È il nostro carburante, senza di quello non si va avanti, ma guarda che non inquina mica. Eh sì, il carburante, perché siamo come una macchina che ha bisogno di benzina…”
Noto che anche il mignolo è stretto in un anello, ancora più brutto dell’altro: una mezza farfalla di finti swarovski, incancreniti. “…puoi anche essere stufo morto, dopo ore di lavoro, ma se a casa ad aspettarti c’è il tuo amore…non c’è stanchezza…no, credimi” e poi proclama aprendo le braccia: “Con l’amore nella vita, niente è più fatica!” con una quasi rima da jingle televisivo, tipo detersivo per lavastoviglie.
Chissà cosa si è bevuto stasera? e se fosse così al naturale…
Mi dà i soldi del biglietto e allora la domanda stavolta gliela faccio io:
“Perché porta quell’anello da donna?”
“Eh cara mia, questo è uno scambio che ho fatto con una persona speciale, segno di una promessa. Una cosa che non si può dire. Ma la farfalla, vedi, si è rotta, ha solo mezza ala. Una farfalla dall’ala spezzata, che triste!”
Oh mio dio, stasera è in pieno delirio.
Poi la solita domanda finale: “Di che segno sei?”
Tanto qualunque segno gli dica è sempre il migliore, testardo e passionale, amante della famiglia. Mi fa ridere. “Devi avere pazienza, ma sarai una persona davvero felice. Il tuo amore sarà molto fortunato, perchè tu non ti risparmi…”
“Davvero? E come fa a saperlo?”
“Eh, è una sensazione…bisogna vivere anche di quelle cose, sensazioni, che non si sa se siano vere, ma ti fanno stare meglio.”
“Grazie, allora”
“E ricordati dell’amore, la cosa più importante”
“Sì me lo ricorderò…” Va bene, me lo segno, promesso.
Ma perché lui viene sempre al cinema da solo? Dov’è la sua mezza farfalla? Mah, non si sa se sia vera, dopotutto. Forse lo farà stare meglio.

Sotto la superficie

Ecco davvero cosa ho in testa:
polvere, lacrime secche, pelle morta
vento, turbini, pugni di tempesta
e una ferita di cui non mi ero accorta.

In strade senza insegne su porte socchiuse
pagine scritte, ancora bianche o strappate
se ne stanno buone dentro, tutte stipate,
tra cancellature e bozze senza muse.

Finché mi faccio sanguinare il dito,
a furia di grattare su quello che non voglio
finché l’acqua gli occhi mi ha riempito
annegandoli sulle pagine di un foglio.

E tra i cumuli di vero andati a male
-in cantina,
ho trovato un barattolo di nero
nascosto lì, ancora da bambina.
Dimentico che esiste, non lo voglio usare
eppure ogni tanto mi scivola sul cuore.
Raschio con l’unghia la vernice:
lì sotto c’è il mio tempo felice.

Macerie

Ci sei. E dopo trenta secondi non ci sei, forse. Sei a letto. E dopo mezzo minuto non hai più il pavimento che ti regge. Il tetto ti si è sbiciolato addosso: calcestruzzo friabile come una crosta di pane secco. Respiri polvere e schegge, ma respiri?
Se respiri non trovi le parole, non ti vengono, sono sotto, sotto là.

È difficile trovare parole adatte e allo stesso tempo reali per raccontare paesi e vite che si sgretolano. I media ci cascano sempre nel trabocchetto: quante frasi buttate via, inutili come salotti televisivi, fastidiose come mosche (vespe?) sugli occhi. Non serve strappare lacrime che scendono da sole, qualcuno lo può dire a quei signori in cravatta?

Le uniche parole belle (belle, sì perchè c’è sempre bisogno di bellezza per poter vivere) che mi sono parse dense e discrete sono state quelle di Gian Antonio Stella, nel suo articolo di apertura del Corriere della sera:

[…]Solo il silenzio. Un silenzio gonfio di disperazione. Rotto solo dal pianto di qualche parente e dal rumore dei caterpillar che affondano le pale tra le rovine tirando su enormi cucchiaiate di quotidianità annientata.
Frigoriferi sepolti sotto tonnellate di pietra con una confezione di uova rimaste miracolosamente intatte che si rompono rotolando via nella polvere. Stufe a gas. Credenze dai vetri scoppiati coi bicchierini del vermouth della domenica rovesciati tutti da una parte. Spalliere di ottone che emergono tra i travi e i mattoni luccicando gialle sotto il sole. […]
«Io e mia moglie ci siamo salvati per un pelo. Fortuna. Vuol sapere la cosa più assurda? Si è sentito uno schianto e ci tremava la terra sotto i piedi e venivano giù le pareti e io mi sono trovato a imprecare:“Le scarpe!Dove ho messo le scarpe?” […]
Mentre cala la notte, nei paesi sotto il Gran Sasso la terra, ogni tanto, dà un nuovo scossone. Piccolo. Leggero. Sinistro. Così, tanto per ricordare chi comanda.»

Blog su WordPress.com.

Su ↑