“Noi in un’occhiata percepiamo: tre bicchieri su una tavola.
Funes: tutti i tralci, i grappoli e gli acini di una pergola. Sapeva le nubi australi dell’alba del 30 aprile 1882, e poteva confrontarle, nel ricordo, con la copertina marmorizzata d’un libro che aveva visto una sola volta, o con le spume che sollevò un remo, nel Rio Negro, la vigilia della battaglia di Quebracho. Questi ricordi non erano semplici: ogni immagine era legata a sensazioni muscolari, termiche, ecc. Poteva ricostruire tutti i sogni dei suoi sonni, tutte le immagini dei suoi dormiveglia. Due o tre volte aveva ricostruito una giornata intera; non aveva mai esitato, ma ogni ricostruzione aveva chiesto un’intera giornata. […]
– La mia memoria signore è come un deposito di rifiuti.-
Un cerchio su una lavagna, un triangolo rettangolo, un rombo, sono forme che noi possiamo intuire pienamente; allo stesso modo Funes vedeva i crini rabbuffati di un puledro, una mandria innumerevole in una sierra, i tanti volti di un morto durante una lunga veglia funebre. Non so quante stelle vedeva nel cielo.[…]
Il suo proprio volto nello specchio, le sue proprie mani, lo sorprendevano ogni volta.[…] Funes discerneva continuamente il calmo progredire della corruzione, della carie, della fatica. Notava i progressi della morte, dell’umidità. Era il solitario e lucido spettatore d’un mondo multiforme, istantaneo e quasi intollerabilmente preciso.[…]
Nel mondo sovraccarico di Funes non c’erano che dettagli, quasi immediati.”
J.L. Borges, Funes, o della memoria.

Ireneo Funes ha diciannove anni, ma è antico come l’Egitto. In seguito a una caduta da cavallo perde i sensi. Quando li riacquista, il presente gli diventa intollerabile tanto è in grado di percepirlo ricco e nitido. È così pure per i ricordi più antichi e banali. Rimane anche paralizzato, ma la cosa gli importa poco…sente che l’immobilità è il prezzo minimo, perchè la sua percezione e la sua memoria ora sono diventate infallibili. Ha così tanti dettagli in testa che non gli è facile dormire. Ma il suo sguardo è capace di contenere tutte le minuscole gocce d’acqua delle nuvole.  È un racconto per chi ha modi speciali di guardare il mondo. Per chi non lo sa, non vi dico come va a finire. Quel genio di Borges.


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