Ho l’impressione che non siamo che enormi buchi da riempire, involucri in cerca di qualcosa che li possa saziare. Il desiderio di cibo è vero, le budella mugolano, i vuoti d’aria ci implodono dentro, non è immaginazione.
Siamo umanità piena di fame, pronta a buttarsi su qualsiasi cosa pur di sopire il vuoto… il problema resta con cosa riempiamo il buco che siamo. Il rischio è di finire a stiparsi lo stomaco di polistirolo: imbottisce ma non sfama.
Casi semplici, come M. che mette le dita dentro il vaso della nutella, indice e medio, e poi lecca con insistenza, tentando di raccogliere con la lingua, ruvida sul liscio, tutta la crema sui polpastrelli.
Casi più complessi, come P. che annega nella noia di una professione ereditata, una vita non scelta. Per questo si riempie fino a scoppiare di gettoni luminosi e intermittenti. Sacrifica il tempo che potrebbe passare con la moglie a ciliegie e campane di una slot machine di provincia. Più qualche giornalino sexy amatoriale per dessert.
L. mangia il gelato di nascosto, al buio, illuminata solo dalla luce fredda del freezer aperto. Non dovrebbe a causa dei suoi trigliceridi, machissenefrega. Nessuno la vede, è sola in casa.
T. si abbuffa di ore di lavoro sfiancante, tra la bassezza dei peggiori rutti da bar. Tutto pur di non avere il tempo di guardarsi allo specchio, cercando una via d’uscita a quel “cosa ci faccio io qui?”.
D. placa la fame con il sonno, andando a letto il prima possibile per non pensare, rifugiandosi nel buio caldo che cancella quell’ossessione di essere anonimo. E se non ce la fa da solo a dormire si aiuta con qualche caramella.
F. si perde in un bicchiere che non è più d’acqua da molto tempo, ma che almeno le toglie quel languore dallo stomaco. E poi sembra tutto più bello.
G. non mangia più, vuole colmare il vuoto col vuoto, sparendo inghiottita dalla sua fame da modella.
A. sta male non ce la fa più, si è fermato e si è guardato dentro: ha scoperto che ha un’ulcera che poi non è altro che un buco. Attraverso il foro ha visto che tutto ciò di cui si riempiva, proprio da lì, velocemente usciva, senza appagare, senza nutrire.
Ma c’è anche chi si sazia di quel che trova, grattando oltre la superficie: parole qua e là, immagini, storie, musica, schegge di bellezza vera o immaginata, sogni gonfi come mongolfiere, paesi da conoscere, persone da voler bene. Sempre per non sentire il brontolio.

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