Oggi mentre cammino con il giornale in mano-ci sono un sacco di persone con il giornale in mano, in prima pagina  la stessa faccia sorridente- penso.
Penso: sono felice che abbia vinto, mi sono anche un po’ commossa, magari sull’onda della suggestione mediatica collettiva, ma chissenefrega. Certo è ancora un’idea, una gigantesca aspettativa a cui molti si sono aggrappati, come al filo di un palloncino, ma trovo davvero benefico questo aver sollevato la pesantezza degli ultimi tempi. Obama ha riabituato la gente a sperare.
Penso: gli uomini oggi hanno tanto bisogno di speranze, più che di leggi, davvero. Perchè una persona che spera è più felice e una persona serena ha in testa meno brutte idee, impiega meglio il suo tempo e crea meno problemi.  Lasciatemelo credere. E poi il cambiamento fa bene alle persone, figuriamoci alle nazioni che altro non sono che grandi insiemi di persone.
Penso: mi piace questo rispetto tra le parti avverse, anche quando la sconfitta brucia – cosa da noi mai vista. E questo sentirsi tutti parte di una stessa collettività, fa tanto America, forse è di facciata, ma fatto sta che li invidio. Mettiamola pure così, invidio la loro facciata, perchè la nostra non mi piace per nulla.
Dicono: “un uomo che è l’icona stessa del cambiamento – perchè la sua biografia è il suo messaggio politico”.
Penso: astratto, ma anche già un po’ concreto. Non sarà facile, la delusione serpeggia dietro l’angolo quando le aspettative sono così grandi. Ma è il rischio da correre, se no non si va da nessuna parte.  Deve muoversi con cautela, sa che è bel casino il mondo, ma affronta questo rischio. Non sono così sciocca da credere che farà miracoli, o che la sua vittoria significherà che vivremo tutti mano nella mano. Certo è che sono stati abbattuti dei muri e sembra meno impossibile il giorno in cui si potrà vivere con naturalezza nelle proprie differenze. Questa speranza mi fa sentire bene, come tanta altra gente oggi, credo, spero.
Ci sarà un motivo.

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