Oggi ho venduto uno sproposito di pop corn, bibite e caramelle a orde di ragazzini in delirio per High School Musical. La quantità esatta non la so, ci posso arrivare facendo due calcoli e approssimando per difetto. Mi limito a dire che quando ho contato i soldi del bar, e nemmeno a fine incasso, sono arrivata a mille euro. Mille euro di schifezze. Mille euro di non-cibo.  Ad un certo punto, appena prima dell’alienazione, mentre riempivo meccanicamente i barattoli, mi è venuto un gran senso di vomito. E una voglia di dirlo ai genitori che si spintonavano per avere, imploranti, la porzione più grande di quel non-cibo per le pance piene dei loro figli.

“Scusate, non servo più pop corn perchè mi viene da vomitare. Mi fate vomitare. Facciamo vomitare. Se volete, signori, servitevi pure da soli.”
Loro avrebbero preso d’assalto il bancone, tenuto in ostaggio la macchina dei pop corn e io avrei mollato tutto e sarei uscita a farmi una passeggiata fuori, sotto gli alberi che stanno perdendo le foglie.

Mille euro, come la rata del mutuo trentennale della casa. Mille euro, come il doppio del pil pro capite della repubblica del Congo, lì dove si fa la fila per tentare di placare i morsi della fame con una manciata di niente. Mille euro, come un dignitoso stipendio di un precario che ci pensa, prima di andare al cinema.

Scoppieremo un giorno, senza bisogno dell’olio caldo? Io sento già picchiettare sul coperchio della pentola: scoppieremo come un gigantesco pop corn, ma forse è un’immagine anche troppo poetica…

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