Faccio una gran fatica a cancellare le tracce scritte, soprattutto se sono lettere o biglietti. Penso di averne messe da parte una  quantità, nascoste dentro a scatole di scarpe, chiuse in cassetti, lasciate dentro i libri, fin dai tempi delle elementari. Ogni volta che me ne capita una tra le mani è un salto nel tempo.
Figurarci le e-mail che non occupano nemmeno uno spazio fisico (almeno per me) e quindi ingombrano relativamente poco…oggi ne ho rilette un sacco e neanche tanto vecchie, di qualche mese.  Mi sembravano di un secolo fa ma anche di un minuto, non riuscivo a capire. Certe cose sono rimaste uguali, altre sono passate per sempre, alcune attese non si sono mai verificate, altre possono ancora farcela. Un bell’intreccio di tempi e di proiezioni. Mentre riscorrevo quelle righe, mie e di altri, mi prendeva l’istinto di correggere, di modificare, di cancellare cose che adesso non riscriverei mai, perchè non le penso più, perchè  non sono andate affatto così, perchè il tempo ha fatto i suoi giochi. Ma perfortuna non si può-oddio si potrebbe, ma non nella pagina mail originale e dunque non vale- ed è giusto che sia così. Non si falsificano i ricordi, i mesi e gli anni fa, non si può. Come i bigliettini con le classifiche “dei più fighi” fatti alle medie, come i post-it con le stronzate in rima del liceo, come le lettere chilometriche di ragazzine, piene di punti esclamativi e smile. O si conservano- per ricordare chi eravamo  e che non potremo mai essere uguali ad allora- o si cestinano- perchè non valgono più nulla, neanche nella memoria.

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