Passo le giornate in un palazzo enorme, in via di restauro e freddo di marmi. E’ un posto pieno di lampadari con pendagli di vetro soffiato che brillano a sole, lunghe tende alle vetrate, corridoi scuri e libri polverosi. Tanti busti di marmo mi fissano ogni volta che salgo le scale; quelle teste di Manin e di Dandolo mi squadrano quando passo per andare in bagno, un bagno immacolato. E’ troppo perfetto e troppo accademico questo posto. Dopo un po’ che ci sono dentro mi viene come la voglia irrefrenabile di attaccare un chewing gum sotto il tavolo intarsiato dove sto scrivendo, oppure spaccare il naso a uno di queste teste bianche di dogi, sfregiarli con una chiave, urlare e correre attraverso le sale, slittando sui pavimenti appena incerati…Non so perchè, ma mi prende questa ribellione futurista, che dura un attimo, ma abbastanza per rendermene conto.

Quando esco devo stare un po’ al sole per riprendere la mia temperatura normale, guardare la gente, specchiarmi su una vetrina per capire se sono ancora umana e ritornare al calore di una giornata normale che sta per finire.

palazzo franchetti

Annunci