In questi giorni nuvolosi mi ostino a ripetere azioni che si rivelano inutili, un fare e disfare continuo che mi occupa, alla fin fine, delle ore.
Come levare le erbacce dal prato e dai bordi delle aiuole- tanto, tempo due settimane, ricresceranno uguali.
Come bendare le zampe del mio cane paralitico (vi risparmio la storia lacrimevole, degna di un servizio di studio aperto)- che si strapperà le fasciature a morsi non appena avrò girato l’angolo. (Adesso capisco a cosa servono quei collari a tronco di cono che mettono ai cani convalescenti!)
Come pulire i pavimenti delle stanze di una casa ancora senza porte e finestre, mentre i muratori, di là , continuano a spaccare e a far polvere.
E non riesco a capire dove trovo tutta questa pazienza, meglio, questa stupida ostinazione, perchè insisto a mettere il mondo in ordine? Di solito mi capita quando sono irrequieta, quando non mi capisco tanto bene dentro, e allora cerco una forma di ordine fuori…

Decreto ufficialmente la fine delle mie vacanze post esame: è ora di fare qualcos’altro.

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