Una pancia rigonfia, la pelle tesa e liscia, il cavo dell’ombelico scomparso nella curva perfetta. Una donna incinta, davanti ai suoi occhi; meglio, lei stessa.
Si passò una mano sul ventre percorrendo tutta quella enorme collina rosa, avanti e indietro, avanti e indietro, lentamente. Faceva la scoperta di una nuova geografia del corpo. Ne provava un intenso piacere, leggero. Felice di fluttuare sospesa in un mondo morbido, di suoni ovattati. Racchiusa in uovo grosso e scivoloso, le pareti viscide di albume, ma lei stessa era l’uovo.
Si svegliò chiedendosi che volesse dire: la notte prima era sua sorella a essere incinta, quella prima ancora la sua migliore amica, il mese scorso la sua ex collega di lavoro che non vedeva da un bel po’. Stanotte, era lei stessa.
Pance: donne tonde e pesanti come palle mediche, ma anche leggere come bolle di sapone.
Che voleva dire?
Buone notizie, numero della cabala 66.
Invidia per la felicità di un’altra donna, numero della cabala 85.
Non aveva mai creduto alle interpretazioni numeriche dei sogni, stupidaggini. Ripose il volume sullo scaffale.
Si  guardò allo specchio, sfiorò l’addome piatto e infilò i pantaloni a sigaretta per uscire.
La sera dopo chiamò Elide per dirle che non ce la faceva proprio ad andarla a trovare, il raffreddore le sbatteva sulle tempie, era meglio per tutti se rimaneva a casa abbracciata a una tazza di tisana balsamica.
“Peccato. Volevo che tu fossi la prima a sapere…”
“…aspetti un bambino?”
“Ma come fai a saperlo?”
“Ti ho sognata un paio di giorni fa”

Nuova, buona invidia?

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