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	<title>sara_sta_scrivendo &#187; quel che si legge</title>
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	<description>...le cose che si compiono per far piacere a se stessi hanno sempre la probabilità di interessare qualcuno (Proust)</description>
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		<title>sara_sta_scrivendo &#187; quel che si legge</title>
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		<title>Il giorno dell&#8217;indipendenza</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 17:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarastascrivendo</dc:creator>
				<category><![CDATA[quel che si legge]]></category>

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		<description><![CDATA[«Qualcuno più onesto di noi direbbe che sei diventato mio complice, ma noi non siamo onesti e sappiamo che il paradiso inizia proprio dove finisce, è l’istante in cui ti cacciano, un istante che si ripete all’infinito e così siamo sempre bloccati sulla soglia come capita ai maiali quando vedono le ombre al posto delle [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sarastascrivendo.wordpress.com&blog=4216509&post=475&subd=sarastascrivendo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">«Qualcuno più onesto di noi direbbe che sei diventato mio complice, ma noi non siamo onesti e sappiamo che il paradiso inizia proprio dove finisce, è l’istante in cui ti cacciano, un istante che si ripete all’infinito e così siamo sempre bloccati sulla soglia come capita ai maiali quando vedono le ombre al posto delle cose. Vedi, il problema non è tornarci in paradiso, ma riuscire a venirne fuori una volta per tutte. Se ti scrivo solo oggi e non ti risponderò domani, è perché festeggio il nostro giorno dell’Indipendenza, il resto sono solo lotterie, bandiere che sventolano e fuochi che esplodono sulla mia infanzia a Philadelphia»</p>
<p style="text-align:justify;">È il paradiso delle balle che ci raccontiamo continuamente, tanto che ci crediamo e facciamo in modo che ci credano anche gli altri. È il paradiso delle dipendenze dalle polveri bianche come dalle menzogne, che ci fanno sembrare tutto più giustificabile, ma anche tutto più piatto e senza sapore.<br />
Finché non si tocca il fondo e si finisce a lavorare con i maiali, lì il paradiso finisce e di fronte alla realtà del fango non si può più mentire, ma solo fare spazio alla verità che affranca il cuore. Si squarcia allora un angolo di felicità tra i maiali neri.</p>
<p style="text-align:justify;">Un bel libro che si “beve su” in un solo giorno, anche per chi non legge mai. Secondo me potrebbero tranquillamente farci un film.</p>
<p style="text-align:justify;">Letizia Muratori, <em>Il giorno dell’indipendenza</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><img class="aligncenter" src="http://farm4.static.flickr.com/3150/2827865405_41c117732f.jpg" alt="" width="500" height="281" /><br />
</em></p>
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		<title>Il sempre nel mai</title>
		<link>http://sarastascrivendo.wordpress.com/2009/10/04/il-sempre-nel-mai/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 22:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarastascrivendo</dc:creator>
				<category><![CDATA[day by day]]></category>
		<category><![CDATA[quel che si legge]]></category>

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		<description><![CDATA[Che vuol dire “cercare il sempre nel mai”?
È voler cavare il ragno dal buco, quando nel buco non c’è proprio nulla? La tortura di ogni giorno che  porta ad accanirci su quello che non fa per noi, come topi appiccicati al vischio che tentano invano di togliere le zampette dalla morsa filamentosa. Chi ha un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sarastascrivendo.wordpress.com&blog=4216509&post=454&subd=sarastascrivendo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Che vuol dire “cercare il sempre nel mai”?</p>
<p style="text-align:justify;">È voler cavare il ragno dal buco, quando nel buco non c’è proprio nulla? La tortura di ogni giorno che  porta ad accanirci su quello che non fa per noi, come topi appiccicati al vischio che tentano invano di togliere le zampette dalla morsa filamentosa. Chi ha un lavoro, vorrebbe fare tutt’altro; chi cerca un impiego qualsiasi, non lo trova; chi ama, non è ricambiato; chi è ricambiato non è innamorato; chi è in coppia vorrebbe stare solo; chi è da solo vorrebbe qualcuno; chi cerca, non trova; chi trova, non ha cercato. È quello che manca che ci fa andare avanti? Perennemente affamati…<br />
Non del tutto.<br />
Che vuol dire “cercare il sempre nel mai”? È voler quadrare il cerchio sapendo che non ci riusciremo mai perfettamente. La perfezione non è nostra: sfioreremo sempre il cerchio ma resteremo sempre un po’ quadrati. Camminiamo lungo un ramo d’iperbole dove quello che ci tiene in vita è <em>tendere</em> alla felicità, senza mai toccarla e pare proprio che questo ci consenta di estenderci all’infinito. Perché se la tocchi si dissolve, bolla di sapone nell’aria.<br />
Forse.<br />
“Cercare il sempre nel mai”, come ripete la protagonista del libro che ho appena finito di leggere. È forse il miracolo insano che ci fa amare la bellezza in questo schifo, l’infinito nel finito, l’eternità nella fine.<br />
Sì, dev&#8217;essere questo.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter" src="http://farm2.static.flickr.com/1246/1247444872_1b53de3ff1.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter" src="http://l.yimg.com/g/images/spaceball.gif" alt="" width="1" height="1" /></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sarastascrivendo.wordpress.com/454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sarastascrivendo.wordpress.com/454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sarastascrivendo.wordpress.com/454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sarastascrivendo.wordpress.com/454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sarastascrivendo.wordpress.com/454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sarastascrivendo.wordpress.com/454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sarastascrivendo.wordpress.com/454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sarastascrivendo.wordpress.com/454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sarastascrivendo.wordpress.com/454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sarastascrivendo.wordpress.com/454/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sarastascrivendo.wordpress.com&blog=4216509&post=454&subd=sarastascrivendo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Idioti</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 20:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarastascrivendo</dc:creator>
				<category><![CDATA[quel che si legge]]></category>

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		<description><![CDATA[“Si è veramente fortunati quando si incontra qualcuno che non sia un idiota. Ci sono due tipi di idioti: quelli che prendono le cose troppo seriamente (come faccio io quando negli Usa il cameriere mi chiede ‘come stai?’, è una domanda retorica, formale, e io invece rispondo per davvero, e lui mi guarda come se [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sarastascrivendo.wordpress.com&blog=4216509&post=419&subd=sarastascrivendo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>“Si è veramente fortunati quando si incontra qualcuno che non sia un idiota. Ci sono due tipi di idioti: quelli che prendono le cose troppo seriamente (come faccio io quando negli Usa il cameriere mi chiede ‘come stai?’, è una domanda retorica, formale, e io invece rispondo per davvero, e lui mi guarda come se fossi stupido) e ci sono, all’opposto, quelli che sono così immersi in questi cliché di ogni giorno che non si rendono nemmeno conto di esserlo. Preferisco rientrare nel  primo tipo” </p>
<p>Anch’io.</p>
<p><em>Tratto dall’intervista di Carlo Antonelli al filosofo sloveno Slavoj Zizek, Rollingstone, agosto 2009.<br />
</em><br />
<img alt="" src="http://farm4.static.flickr.com/3004/2548729961_fd2ce7f111.jpg" class="aligncenter" width="333" height="500" /></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sarastascrivendo.wordpress.com/419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sarastascrivendo.wordpress.com/419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sarastascrivendo.wordpress.com/419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sarastascrivendo.wordpress.com/419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sarastascrivendo.wordpress.com/419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sarastascrivendo.wordpress.com/419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sarastascrivendo.wordpress.com/419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sarastascrivendo.wordpress.com/419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sarastascrivendo.wordpress.com/419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sarastascrivendo.wordpress.com/419/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sarastascrivendo.wordpress.com&blog=4216509&post=419&subd=sarastascrivendo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Funes</title>
		<link>http://sarastascrivendo.wordpress.com/2009/03/30/funes/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 20:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarastascrivendo</dc:creator>
				<category><![CDATA[quel che si legge]]></category>
		<category><![CDATA[schegge]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Noi in un&#8217;occhiata percepiamo: tre bicchieri su una tavola.
Funes: tutti i tralci, i grappoli e gli acini di una pergola. Sapeva le nubi australi dell&#8217;alba del 30 aprile 1882, e poteva confrontarle, nel ricordo, con la copertina marmorizzata d&#8217;un libro che aveva visto una sola volta, o con le spume che sollevò un remo, nel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sarastascrivendo.wordpress.com&blog=4216509&post=350&subd=sarastascrivendo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>&#8220;Noi in un&#8217;occhiata percepiamo: tre bicchieri su una tavola.<br />
Funes: tutti i tralci, i grappoli e gli acini di una pergola. Sapeva le nubi australi dell&#8217;alba del 30 aprile 1882, e poteva confrontarle, nel ricordo, con la copertina marmorizzata d&#8217;un libro che aveva visto una sola volta, o con le spume che sollevò un remo, nel Rio Negro, la vigilia della battaglia di Quebracho. Questi ricordi non erano semplici: ogni immagine era legata a sensazioni muscolari, termiche, ecc. Poteva ricostruire tutti i sogni dei suoi sonni, tutte le immagini dei suoi dormiveglia. Due o tre volte aveva ricostruito una giornata intera; non aveva mai esitato, ma ogni ricostruzione aveva chiesto un&#8217;intera giornata. [...]<br />
- La mia memoria signore è come un deposito di rifiuti.-<br />
Un cerchio su una lavagna, un triangolo rettangolo, un rombo, sono forme che noi possiamo intuire pienamente; allo stesso modo Funes vedeva i crini rabbuffati di un puledro, una mandria innumerevole in una sierra, i tanti volti di un morto durante una lunga veglia funebre. Non so quante stelle vedeva nel cielo.[...]<br />
Il suo proprio volto nello specchio, le sue proprie mani, lo sorprendevano ogni volta.[...] Funes discerneva continuamente il calmo progredire della corruzione, della carie, della fatica. Notava i progressi della morte, dell&#8217;umidità. Era il solitario e lucido spettatore d&#8217;un mondo multiforme, istantaneo e quasi intollerabilmente preciso.[...]<br />
Nel mondo sovraccarico di Funes non c&#8217;erano che dettagli, quasi immediati.&#8221;<br />
J.L. Borges, <em>Funes, o della memoria.<br />
</em><br />
<em>Ireneo Funes ha diciannove anni, ma è antico come l&#8217;Egitto. In seguito a una caduta da cavallo perde i sensi. Quando li riacquista, il presente gli diventa intollerabile tanto è in grado di percepirlo ricco e nitido.  È così pure per i ricordi più antichi e banali. Rimane anche paralizzato, ma la cosa gli importa poco&#8230;sente che l&#8217;immobilità è il prezzo minimo, perchè la sua percezione e la sua memoria ora sono diventate infallibili. Ha così tanti dettagli in testa che non gli è facile dormire. Ma il suo sguardo è capace di contenere tutte le minuscole gocce d&#8217;acqua delle nuvole.  È un racconto per chi ha modi speciali di guardare il mondo. Per chi non lo sa, non vi dico come va a finire. Quel genio di Borges.</em></p>
<p style="text-align:center;"><em><img class="aligncenter" src="http://farm4.static.flickr.com/3153/2331053916_7dd87cd289.jpg?v=0" alt="" width="500" height="375" /><br />
</em></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sarastascrivendo.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sarastascrivendo.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sarastascrivendo.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sarastascrivendo.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sarastascrivendo.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sarastascrivendo.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sarastascrivendo.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sarastascrivendo.wordpress.com/350/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sarastascrivendo.wordpress.com/350/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sarastascrivendo.wordpress.com/350/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sarastascrivendo.wordpress.com&blog=4216509&post=350&subd=sarastascrivendo&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Una solitudine troppo rumorosa</title>
		<link>http://sarastascrivendo.wordpress.com/2009/02/18/un-asolitudine-troppo-rumorosa/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 13:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarastascrivendo</dc:creator>
				<category><![CDATA[quel che si legge]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Da trentacinque anni lavoro alla carta vecchia ed è la mia love story. Da trentacinque anni mi imbratto con i caratteri, sicchè assomiglio alle enciclopedie, delle quali in questi anni avrò pressato sicuramente trenta quintali,[...] contro la mia volontà sono istruito e così in realtà neppure so quali pensieri sono miei e provengono da me [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sarastascrivendo.wordpress.com&blog=4216509&post=305&subd=sarastascrivendo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">&#8220;Da trentacinque anni lavoro alla carta vecchia ed è la mia <em>love story</em>. Da trentacinque anni mi imbratto con i caratteri, sicchè assomiglio alle enciclopedie, delle quali in questi anni avrò pressato sicuramente trenta quintali,[...] contro la mia volontà sono istruito e così in realtà neppure so quali pensieri sono miei e provengono da me e quali li ho letti, e così in questi trentacinque anni mi sono connesso con me stesso e con il mondo intorno a me, perchè io quando leggo in realtà non leggo, io infilo una bella frase nel beccuccio e la succhio come una caramella, come se sorseggiassi a lungo un bicchierino di liquore, finchè quel pensiero in me si scioglie come alcool, si infiltra dentro me così a lungo che mi sta non soltanto nel cuore e nel cervello, ma mi cola per le vene fino alle radicine dei capillari. Così in un solo mese presso in media venti quintali di libri, ma per trovar la forza per questo mio benedetto lavoro, allora in questi trentacinque anni ho bevuto tanta birra che questa <em>lager</em> formerebbe una piscina da cinquanta metri [...] così contro la mia volontà sono diventato saggio e sto accertando che il mio cervello è fatto di pensieri lavorati dalla pressa meccanica, di pacchi di idee.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;"><em>A Praga, Hanta lavora da anni a una pressa meccanica che trasforma i libri destinati al macero in pacchetti sigillati, morti e vivi a un tempo. Vorrebbe salvarli tutti, ma non ce la fa. Allora nel cuore di ogni pacco Hanta ripone un libro aperto: volumi cari, che gli sono capitati tra le mani, frasi che gli sono entrate in testa mentre lavorava. Nella solitudine troppo rumorosa del suo magazzino, per sfuggire all&#8217;alienazione, tenta di santificare, dare un senso a quei pacchi. Col tempo ha imparato ad amare profondamente questo suo lavoro al punto che, quando viene licenziato dal progresso di una nuova macchina e di una nuova gestione, decide di morire pressato e imballato con il suo mondo di carta.<br />
Un libro puro, quasi religioso e  di una poesia cruda, visionaria, frammentata e commovente fino al midollo.<br />
</em><br />
Bohumil Hrabal, <em>Una solitudine troppo rumorosa.</em></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://farm2.static.flickr.com/1331/1487923023_68af461267.jpg?v=0" alt="" width="333" height="500" /></p>
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		<title>Trash: essere o non essere?</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 23:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarastascrivendo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi tempi di monnezza l&#8217;unica saggia via d&#8217;uscita è il riciclaggio della materia, compiere il vero miracolo non facendola sparire, ma rendendola fertile, anche se in apparenza non lo è affatto: insomma, far nascere fiori dal letame, come cantava De Andrè.  La soluzione redditizia è ricavare qualcosa  dai rifiuti-che presto saranno la sola sostanza  [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sarastascrivendo.wordpress.com&blog=4216509&post=219&subd=sarastascrivendo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">In questi tempi di monnezza l&#8217;unica saggia via d&#8217;uscita è il riciclaggio della materia, compiere il vero miracolo non facendola sparire, ma rendendola fertile, anche se in apparenza non lo è affatto: insomma, far nascere fiori dal letame, come cantava De Andrè.  La soluzione redditizia è ricavare qualcosa  dai rifiuti-che presto saranno la sola sostanza  inesauribile del pianeta-: energia, lavoro, soldi, arte, racconti, filosofia di vita. Voglio lucrarci pure io e ne prendo spunto per la mia tesi perchè mi sa che può c&#8217;entrare anche la letteratura.</p>
<p style="text-align:justify;">Oscillo tra due atteggiamenti. Da una parte  c&#8217;è l&#8217;esperienza catartica di buttare via quello che non si è. Come  Calvino che portando fuori la pattumiera, quella sera, intuì che nell&#8217;esistenza</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;&#8230;il buttar via è la prima condizione indispensabile per essere, perchè si è ciò che non si butta via, il primo atto fisiologico e mentale è il separare la parte di me che resta e la parte che devo lasciare che discenda in un al di là senza ritorno. [...] Dunque questa quotidiana rappresentazione della discesa sottoterra, questo funerale domestico e municipale della spazzatura, è inteso in primo luogo ad allontanare il funerale della persona, a rimandarlo sia pur di poco, a confermarmi che ancora per un giorno sono stato produttore di scorie e non scoria io stesso.&#8221;         Italo Calvino, <em>La poubelle agréée</em></p>
<p style="text-align:justify;">Dall&#8217;altra parte c&#8217;è il la curiosità irrefrenabile di frugare nella robaccia e cavare fuori qualcosa di buono dal bidone, il recupero archeologico di quel che resta. Nel mio lavoro non voglio essere una trituratrice indifferente ma una raccoglitrice di &#8220;mongo&#8221;. Sì, &#8220;mongo&#8221; che non è una parolaccia abbreviata,  non è lessico francese, cinese o africano, ma puro slang newyorkese per definire oggetti che dopo essere stati buttati via vengono raccolti, ritrovati, salvati. Credo sia attraverso uno scarto rigenerato che l&#8217;uomo possa salvare se stesso, ridandoci un senso. Perchè se alcune scorie meritano di essere salvate vuole dire che parlano ancora un po&#8217; di noi.</p>
<p style="text-align:justify;">p.s. I suggerimenti di qualsiasi genere sul tema sono ben accetti!</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter" src="http://farm3.static.flickr.com/2077/2464210658_c2953504b6.jpg?v=0" alt="" width="500" height="431" /></p>
<p style="text-align:justify;">
<p><em></em></p>
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		<title>Facciamo l&#8217;ipotesi</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 16:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarastascrivendo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[quel che si legge]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Facciamo l&#8217;ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l&#8217;aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sarastascrivendo.wordpress.com&blog=4216509&post=195&subd=sarastascrivendo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>&#8220;Facciamo l&#8217;ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l&#8217;aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C&#8217;è una certa resistenza; in quelle scuole c&#8217;è sempre, perfino sotto il fascismo c&#8217;è stata.<br />
Allora, il partito dominante segue un&#8217;altra strada (è tutta un&#8217;ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A &#8220;quelle&#8221; scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.<br />
Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d&#8217;occhio i cuochi di questa bassa cucina. L&#8217;operazione si fa in tre modi, ve l&#8217;ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole priva te denaro pubblico. Questo è il punto.&#8221;</p>
<div class="txt"><em>Questo non è stato scritto ieri e nemmeno un mese fa, ma nel 1950. </em></div>
<div class="txt"><em>Questa era la profezia di Piero Calamandrei (in Scuola Democratica, 20 marzo 1950) </em></div>
<div class="txt"><em>Ho i brividi.</em></div>
<div class="txt"><em><br />
</em></div>
<div class="txt"><em><img class="aligncenter" src="http://farm4.static.flickr.com/3047/2903001766_fd75a49527.jpg?v=0" alt="" width="473" height="319" /><br />
</em></div>
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		<title>Non avevo capito niente</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 20:34:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarastascrivendo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vincenzo Malinconico è un avvocato semi-disoccupato e un marito semi-divorziato napoletano che mi ha fatto compagnia in questi giorni di treno. E&#8217; un tipo un po&#8217; matto, un po&#8217; intelligente, un po&#8217; infantile, un po&#8217; geniale nella sua scontatezza. E poi soffre di un disturbo morfosintattico: perde i bulloni dei periodi, le parole gli partono [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sarastascrivendo.wordpress.com&blog=4216509&post=166&subd=sarastascrivendo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Vincenzo Malinconico è un avvocato semi-disoccupato e un marito semi-divorziato napoletano che mi ha fatto compagnia in questi giorni di treno. E&#8217; un tipo un po&#8217; matto, un po&#8217; intelligente, un po&#8217; infantile, un po&#8217; geniale nella sua scontatezza. E poi soffre di un disturbo morfosintattico: perde i bulloni dei periodi, le parole gli partono e vanno per i fatti loro, è uno che perde il filo e invece di sbrogliare la matassa si trova impigliato dentro l&#8217;intrico che ha generato. Insomma è uno di noi, ma ha un modo tutto suo di raccontare la vita, irresistibile. Mi ha fatto ridere e anche pensare, davvero un bel personaggio.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Il fatto è che la realtà smozzica. Si esprime per frasi incomplete. E le traduzioni che circolano sono fatte coi piedi. Piene di sviste, refusi, imprecisioni, intere righe mancanti. Senza un minimo di professionalità, e soprattutto di buona fede. E&#8217; appunto così che sono abituato a spiegare le cose che mi capitano. Faccio traduzioni incomplete per tirare a campare finchè, una bella mattina, la realtà non la incontro per strada, -disinvolta e discreta, mai volgare- e rimango impalato a guardarla mentre mi passa davanti e si allontana senza degnarmi di un&#8217;occhiata. Ma senza che faccio lo sbigottito, perchè non è che quella lì non la conosco.</p>
<p style="text-align:justify;">Certe volte penso che quando alzi la testa, e cominci a muovere le cose e a chiedere, invece di subire tutto praticando il minimo sindacale di resistenza (che poi è il mio modo di vivere), la realtà ti nota. Acquista un po&#8217; di stima nei tuoi confronti e ti rende la vita più facile. Ecco perchè all&#8217;improvviso capita che trovi posto sotto casa, o una donna ti guarda, o ti offrono un lavoro. Come quando ti fai l&#8217;amante, che all&#8217;improvviso ti cercano altre quattro o cinque donne contemporaneamente (fra cui un paio di ex che non vedevi da qualche anno), e tu ti domandi: «Ehi, ma dove stavate fino all&#8217;altro ieri?». E&#8217; che la realtà si informa, sul conto delle persone. Quando ti concede questo bonus, procede a un&#8217;apertura di credito. Ti dice: eccolo, è tuo, ma non fare la cafonata di sperperarlo per tornare pezzente domani mattina. Non l&#8217;hai trovato per terra: l&#8217;ho dato proprio a te. Dimostrami che non ho sbaglaito sul tuo conto. Continua così: cambia. Il problema, almeno per quanto mi riguarda, è che non riesco a far cambiare a nessuno l&#8217;opinione sul mio conto per più di una giornata-una giornata e mezzo. Per cui mi limito al bonus.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Diego De Silva, <em>Non avevo capito niente</em>.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://farm1.static.flickr.com/42/116569255_ffc9263ca3.jpg?v=0" alt="scrabble" width="500" height="381" /></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
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		<title>E&#8217; tardi!</title>
		<link>http://sarastascrivendo.wordpress.com/2008/07/14/e-tardi/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 10:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sarastascrivendo</dc:creator>
				<category><![CDATA[quel che si legge]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto dalla rubrica di Filippo Timi su Rollingstone  di Luglio- questo è il suo carpe diem, mi pareva giusto inizare così.
&#8220;Domani è già tardi&#8230;correndo un coniglio con il panciotto rosso e l&#8217;orologio in mano continuava a ripetere tra sè e sè&#8230;
Non mi chiamo Alice e non ho le trecce bionde, e neppure vivo in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sarastascrivendo.wordpress.com&blog=4216509&post=6&subd=sarastascrivendo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><em>Tratto dalla rubrica di Filippo Timi su Rollingstone  di Luglio- questo è il suo carpe diem, mi pareva giusto inizare così.</em></p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Domani è già tardi&#8230;correndo un coniglio con il panciotto rosso e l&#8217;orologio in mano continuava a ripetere tra sè e sè&#8230;<br />
Non mi chiamo Alice e non ho le trecce bionde, e neppure vivo in un paese meraviglioso&#8230;ma quel coniglio dice la verità.<br />
E&#8217; tardi&#8230;bisogna affrettarsi ad essere felici, non possiamo aspettare un attimo, adesso è già troppo tardi&#8230;prima di adesso, prima di dopo, prima del prima!<br />
E&#8217; tardi per smettere di fumare, oramai i polmoni e le vene sono grigi, sporchi, come i muri delle case in via del corso, un tempo bianche, adesso nere. E&#8217; tardi per dare il bacio mai dato alla prima fidanzata, è tardi per dire vaffanculo alla professoressa stronza di chimica, è tardi per fare l&#8217;amore da ubriaco a 16 anni, è tardi per tutto quello che non ho mai fatto prima. Tardi per studiare da astronauta, tardi per imparare a suonare il violino, tardi per diventare un atleta olimpico, tardi per non fare tutte le cazzate che ho fatto, ma non tardi per quelle che devo ancora fare, ecco, sì, non è mai tardi per fare stronzate, sembra che la paura abbia sempre tempo, che il dolore, il tempo, lo trovi sempre.<br />
Inseguo il coniglio bianco, col panciotto rosso e l&#8217;orologio in mano&#8230;corre veloce, più veloce del tempo, si infila in una buca e scompare. Mai chidersi cosa ci sarà dentro una buca, se lo fai non ti ci butti più. Chiudo gli occhi e mi tuffo&#8230;inizio a cadere&#8230;ma piano piano gli occhietti si abituano al buio ed ecco che tutto mi appare chiaro: sono dentro la bocca del mondo, nella gola della terra, sono felice, potessi vivere sempre così, di tuffo in tuffo, di cadere in cadere, dentro la bocca dell&#8217;amore, delle situazioni, del tempo&#8230;cadere senza calcolo. [...] Diventassi io il coniglio bianco, con il panciotto rosso e l&#8217;orologio da taschino in mano, a urlare a tutti non c&#8217;è più tempo per le paure, non c&#8217;è più tempo per l&#8217;ipocrisia, non c&#8217;è più tempo per il pianto, bisogna farlo subito, ora, adesso, in questo istante, chiama la fidanzata e dille che l&#8217;ami, ora, voltati e sorridi, ora, caccia fuori l&#8217;urlo di rabbia che ti sta macerando il cuore, ora, dai fuoco alla passione e butta via le complicazioni, ora [...] ora spegni la sigaretta, ora posa il bicchiere, ora, prendi la macchina, vai nella tua vecchia scuola, entra nella tua ex classe e manda affanculo la professoressa stronza di chimica.</p>
<p style="text-align:justify;">La differenza tra me e la vita, è una sola, che la vita non ha il tempo di pensare, di giudicare e giudicarsi, nè riesce a immaginarsi&#8230;non ha aspettative, non si delude, non si inventa un domani&#8230;la vita accade ora, brucia nell&#8217;attimo stesso in cui si accende. [...]<br />
Quindi se una notte, vi capiterà di intravedere, di sfuggita, un coniglio bianco con il panciotto e l&#8217;orologio da taschino in mano che dice non c&#8217;è più tempo&#8230;non sparategli con lo schioppo, inseguitelo&#8230; e buttatevi nella vostra vita come fosse un pozzo, la gola del cielo, la bocca di un bacio, è vero è tardi&#8230; ma non facciamoci paralizzare da questa schiacciante verità&#8230;è tardi, ma quando si cade nella vita&#8230;è tardi anche per tornare indietro&#8230;e quando si supera una paura, è tardi per avere ancora paura.&#8221;</p>
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<p style="text-align:justify;">
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