Archivio per Ottobre 2009

Il giorno dell’indipendenza

19 Ottobre 2009

«Qualcuno più onesto di noi direbbe che sei diventato mio complice, ma noi non siamo onesti e sappiamo che il paradiso inizia proprio dove finisce, è l’istante in cui ti cacciano, un istante che si ripete all’infinito e così siamo sempre bloccati sulla soglia come capita ai maiali quando vedono le ombre al posto delle cose. Vedi, il problema non è tornarci in paradiso, ma riuscire a venirne fuori una volta per tutte. Se ti scrivo solo oggi e non ti risponderò domani, è perché festeggio il nostro giorno dell’Indipendenza, il resto sono solo lotterie, bandiere che sventolano e fuochi che esplodono sulla mia infanzia a Philadelphia»

È il paradiso delle balle che ci raccontiamo continuamente, tanto che ci crediamo e facciamo in modo che ci credano anche gli altri. È il paradiso delle dipendenze dalle polveri bianche come dalle menzogne, che ci fanno sembrare tutto più giustificabile, ma anche tutto più piatto e senza sapore.
Finché non si tocca il fondo e si finisce a lavorare con i maiali, lì il paradiso finisce e di fronte alla realtà del fango non si può più mentire, ma solo fare spazio alla verità che affranca il cuore. Si squarcia allora un angolo di felicità tra i maiali neri.

Un bel libro che si “beve su” in un solo giorno, anche per chi non legge mai. Secondo me potrebbero tranquillamente farci un film.

Letizia Muratori, Il giorno dell’indipendenza



Matricola

9 Ottobre 2009

Stamattina mi lascio la pelle vecchia sulla strada, una carcassa leggera come una foglia secca. Sento che una parte della vita è irrimediabilmente conclusa. Lo penso mentre cammino mimetizzandomi perfettamente tra tutte queste matricole: hanno sempre meno in comune con me, ma questo non cambia la mia vera condizione, anzi la rende solo un po’ più assurda.
Io che matricola non sono più da un pezzo e ormai non sono neanche più “studente”.

Tra la sonnolenza si infiltra il pensiero che avevo in prima elementare quando osservavo dall’alto in basso quelli di quinta…mi parevano degli dei, grandissimi e inavvicinabili: arriverò mai lassù?
Ma venuto il mio turno di essere tra i “grandi”, mi stupivo: ma dov’è tutta ’sta grandezza? E così sbirciavo dalla rete a guardare quelli di terza media – enormi e dunque rassicuranti per la mia piccolezza – che facevano ginnastica nell’altro cortile.

Ora che sto finendo la mia vita con lo zainetto mi ritrovo con quelle stesse domande, che hanno il sapore di un’illusione infranta: sono adulta, adesso? O posso ancora voltarmi a guardare verso qualcuno per sentirmi piccola –  da difendere e da ammaestrare? Spero di sì, matricola perenne, ma non più qui. Qui non c’entro più nulla.
Mi sembra di camminare sollevata da terra, tra due parentesi, sulla parentesi più grande che è questo ponte. Qui, dove tutti quelli che lo percorrono sembrano traballanti marmocchi ai primi passi – incespicare è un attimo.
E proprio qui e ora sto cambiando pelle. Sento un grumo che preme in gola e ho gli occhi pieni di acqua, ma non è per l’alta marea.
Proseguirò più vulnerabile, perché momentaneamente senza difese, sperando e aspettando che se ne riformi presto un’altra. Ma si stava così bene in quella vecchia…e qualcuno può dirmi dov’è tutta ‘sta grandezza?



pHemmine

6 Ottobre 2009

Limone, aceto, latte andato a male, yoghurt bianco quel che volete.
Alcune donne, ad un certo punto della vita, si inacidiscono.
Sembra un processo naturale inevitabile tipo fotosintesi clorofilliana o fermentazione del mosto.

Due in mezz’ora fanno pensare:

1. La segretaria. Mi ha guardato con sufficienza ancora quand’ero sulla porta della direzione didattica, poi, piccata, mi ha detto che ero in anticipo nella consegna dei documenti (da quando in qua consegnare in tempo è esecrabile?), mi ha trattato male per nessun motivo, tranne una sua paturnia burocratica di cui io non potevo essere responsabile. “Chi sei tu, più bella, per avere due correlatori?!”. Ho tentato di spiegarle che la bellezza non c’entra un fico secco e che non sono stata io a decidere questa cosa, ma il risultato è stato uno sbuffo d’impazienza e un post-it giallo con il mio numero di telefono in caso di problemi, sottolineato problemi.  Aceto puro, non balsamico.

2. La commessa della libreria. Educatamente le ho chiesto se avevano in negozio un libro che desideravo acquistare, le ho indicato autore e titolo, poi le ho fatto lo spelling perché non capiva. Ha consultato il pc, infine con aria supponente mi ha replicato: “E chi sarebbe questo Zadoorian?! Mai sentito! Ti sei sbagliata”. Io ho tentato di farle capire che è uno scrittore americano, che non mi ero sbagliata e che ero nel posto giusto se volevo cercare notizie su quel libro, dato che la libreria è piuttosto grande. Ma lei, invece di ammettere umilmente la sua ignoranza, mi ha liquidato e non ha voluto ordinarmelo. Un limone acerbo, mezzo verde.

A questo punto avrei dovuto sorridere dolcemente a queste incarnazioni dell’acidità che mi corrodevano una mattinata felice come una brioche alla marmellata, ma non ce l’ho fatta…Perché non ce l’ho fatta? Non voglio diventare così, fermatemi prima, datemi un maalox.  Ammetto che in diverse occasioni posso essere sembrata triste, pensierosa, maldestra, difficile, frettolosa, contorta, impaurita, distratta…ma acida?
Scanso equivoci ho deciso che da domani mattina comincio con la cura del miele: che io possa morire sciolta nella salamoia se il mio ph femminile supera la soglia di sopportabilità umana.
Limone, aceto, latte andato a male, yoghurt bianco quel che volete.

Il sempre nel mai

4 Ottobre 2009

Che vuol dire “cercare il sempre nel mai”?

È voler cavare il ragno dal buco, quando nel buco non c’è proprio nulla? La tortura di ogni giorno che  porta ad accanirci su quello che non fa per noi, come topi appiccicati al vischio che tentano invano di togliere le zampette dalla morsa filamentosa. Chi ha un lavoro, vorrebbe fare tutt’altro; chi cerca un impiego qualsiasi, non lo trova; chi ama, non è ricambiato; chi è ricambiato non è innamorato; chi è in coppia vorrebbe stare solo; chi è da solo vorrebbe qualcuno; chi cerca, non trova; chi trova, non ha cercato. È quello che manca che ci fa andare avanti? Perennemente affamati…
Non del tutto.
Che vuol dire “cercare il sempre nel mai”? È voler quadrare il cerchio sapendo che non ci riusciremo mai perfettamente. La perfezione non è nostra: sfioreremo sempre il cerchio ma resteremo sempre un po’ quadrati. Camminiamo lungo un ramo d’iperbole dove quello che ci tiene in vita è tendere alla felicità, senza mai toccarla e pare proprio che questo ci consenta di estenderci all’infinito. Perché se la tocchi si dissolve, bolla di sapone nell’aria.
Forse.
“Cercare il sempre nel mai”, come ripete la protagonista del libro che ho appena finito di leggere. È forse il miracolo insano che ci fa amare la bellezza in questo schifo, l’infinito nel finito, l’eternità nella fine.
Sì, dev’essere questo.