Archivio per Dicembre 2008

trentunodicembre

31 Dicembre 2008

Io il bilancio oggi non lo faccio, non lo voglio fare perchè ne compilo mentalmente già abbastanza in giorni qualsiasi, a orari imprevedibili, e quindi non ha senso farlo solo perchè è il 31 dicembre. Oggi mi lascio in pace.

Il mio rito personale si limita a rivedere l’anno in flashback e a ogni mese associare una persona, un luogo, un evento, uno stato d’animo: senza giudicare, senza assegnare voti o mettere asterischi.

Così gennaio è Roma; febbraio è  film e febbre; marzo è  cambiamenti-degli altri-; aprile è da dimenticare, maggio è pioggia fitta; giugno è sofferenza, studio pesante e esami; luglio è vacanza ai confini; agosto è ozio in discesa; settembre è sciogliere vincoli e musica; ottobre è esperienza, confronto e ritorni; novembre è spirito d’iniziativa e Nord; dicembre è ora.

Io i propositi non li faccio perchè non me li ricordo più dopo una settimana e perchè non posso rispettarli, perchè si fanno prima, gettando ponti di parole nel buio. E poi ti incastrano se non li rispetti. Non è possibile, la vita si srotola in maniera non sempre così ovvia: per fortuna le cose non vanno sempre come ci si aspetta.

L’ unico proposito sarà: niente propositi. Casomai obiettivi,  quelli che non hanno scadenza annuale – ma giornaliera o vitalizia- e si possono modificare, si possono aggiustare man mano che si va, buttandoci un occhio ogni tanto.

Questo è un altro conto e non c’entra niente con il trentuno dicembre.

Il teorema di Magritte

17 Dicembre 2008

Il mistero è la banalità che accumuna tutte le cose.

Tutte queste cose che emergono dal mistero mi inducono a credere che anche la nostra felicità dipenda da un enigma connaturato all’uomo, il cui solo dovere è conoscerne l’essenza.

Anche a me piace vedere le foglie che nascondono la luna, ma se dietro di esse si riuscisse a vedere la luna, sarebbe inaudito, la vita avrebbe veramente un senso.

Una mostra da guardare e leggere, col cervello spento, ma aperto per lasciare entrare nuvole, lune, mele e uomini con la bombetta, senza tentare di trovare troppo senso.

Di cervello

12 Dicembre 2008

Quel giorno freddo mi sono attaccato al tuo cappotto e mi sono fatto trascinare in giro per due settimane, stringendo il lembo della stoffa con tutte le mie forze, ma senza dartelo a vedere.

Da allora ti seguo ovunque tu vada: non fai che girarti intorno, senza sosta e io con te, parli di continuo ma tutto quello che dici ha sotto dell’acqua.

Lo sai che conservo le tue impronte digitali in una cartella rosa nel bel mezzo del mio tavolo.

Le conosco a memoria, percorro quelle curve milioni di volte.

Penso sia meglio che ti segua.

Tu potresti aver bisogno di me più di quanto pensi.

Torna a casa in macchina, amore, che sei così intelligente, così sveglia, così brillante.

Mi sono fatto trascinare in giro appeso al lembo del tuo cappotto per due settimane.

Instabile, continui a cambiare il tuo pensiero, volubile, ogni volta che decido di lasciare perdere ritorno sui tuoi passi.

Perché non so trovarne davvero il senso e così sono di nuovo rimasto sveglio tutta la notte, a  spaccarmi la testa  sfogliando il dizionario: non crederai mai quello che ho trovato…

Penso sia meglio che ti segua.

Tu potresti aver bisogno di me più di quanto pensi.

Torna a casa in macchina, amore, che sei così intelligente, così sveglia, così brillante.

Liberamente tratto dal testo Brainy dei The National

L’ossessione è allora il pensiero solitario che si fa cerchio e si attacca ai cappotti della gente, è vedere acqua sotto le parole, è amare delle impronte digitali da collezione, è cercare il senso nel dizionario e trovarlo in ogni lemma? L’ossessione è solo di cervello?

E può una canzone così bella prendere vita da un’ossessione?

Danimarca

2 Dicembre 2008

Non so se ho voglia di raccontarvi com’è la Danimarca, l’ho giusto assaggiata. Mi è piaciuta. E ora dovrei magari spiegarvi per filo e per segno cosa ho visto, dove sono andata, chi ho incontrato, a che ora veniva buio, cosa ho mangiato e se era freddo oppure se ho beccato per le strade illuminate Babbo Natale?
Beh, penso che non lo farò.

Del paese di Andersen e di Amleto parlerò attraverso personaggi di carta, i miei preferiti.

Ho visto la Sirenetta. E’ la cosa più insignificante che c’è e che perciò tutti conoscono. Infatti ho trovato solo Italiani a fare le foto cartolina: “Tanti saluti da Copenhagen!”. Lei è fredda e distante, lì sul suo masso in  zona porto-industriale. Quasi capisco chi l’ha imbrattata di rosa tempo fa e le ha tagliato più volte la testa, dà sui nervi nella sua compostezza perfettina, nel suo rigore di bronzo. E poi la vedono tutti, non è speciale una cosa che vedono tutti. Molto meglio gli angolini nascosti sbirciati dalle finestre, i quartieri di case colorate, le barche pulite e i murales-da non fotografare!- di hippies stanchi.

Poi la natura: a me è sembrato di aver addocchiato il brutto anatroccolo cacciare la testa tra le canne in uno degli stagni del parco della città. Lui sì che mi sta simpatico, è discreto e sa mantenere il suo segreto, forse solo perchè non lo conosce. Sguazzava con i compagni, ma sempre un po’ staccato, si guardava in giro e di tanto in tanto interrogava il cielo grigio cercando risposte appese ai rami spogli degli alberi.  Si chiedeva perchè e come mai era finito lì, se era lui quello sbagliato oppure il mondo attorno. Ma il vento freddo non portava risposte. Forse solo il tempo deciderà per lui e gli svelerà il segreto. Magari tornerò a vedere che fine ha fatto.

Infine ho intravisto più volte lui, il principe. Non tanto nel castello di Kronborg, che chissà se era suo davvero, ma nei volti pieni di dubbi: che farò? chi sarò? cosa combinerò? sarò felice? meglio andare o restare?

La gran parte delle persone che ho incontrato -mai viste o sempre conosciute- e con cui ho vissuto momenti del mio tempo e spazio danesi credo abbia avuto in testa e nel cuore tutto questo grumo, a volte detto, a volte non detto. In qualsiasi lingua. E si capiva anche senza parole e si capiva che ce l’avevavamo tutti dento: futuri ingegneri o improbabili parolai. Forse è tutta colpa sua, di Amleto…ha impreganto la terra di dubbi, forse è solo merito suo. Ma è che tutti siamo Amleto e vediamo fantasmi continuamente e muoriamo di pazzia e di voglia di far fuori qualcuno, qualcosa, mentre le persone che ci vogliono bene davvero -forse- annegano nella nostra paranoia liquida, con Ofelia.

Io ho respirato questo nell’aria di Copenhagen, Helsingor, Lyngby, Hillerod, questo mi hanno detto i personaggi di carta.

Altro qui non vi dirò.