
Dopo averle fatto il bagno, ho vestito Fatima: le ho messo la felpa che preferisce- quella del panda-, le ho aggiustato i pantaloni e rifatto la treccia. Negli occhi aveva tanti piccoli punti di domanda, ma se ne stava in silenzio, immobile, e mi lasciava fare, come fosse un gioco e lei la mia bambola, in piedi sopra al coperchio del water. Poi l’ho sollevata di peso e l’ho accompagnata a letto. Ho scostato le lenzuola e l’ho messa sotto, senza guardarla in faccia o mi sarei tradita.
- Mamma, perché mi metti a letto con i calzini?
Ho alzato lo sguardo mentre la rimboccavo e non ho aperto bocca. Dimenticavo che lei è il mio sismografo: registra anche le piccole scosse e non me le lascia passare inosservate.
- Così facciamo prima- mi sono limitata a dirle e le ho stampato un bacio sulla fronte, distratta.
Devi andartene.
Ho spento la lampada a forma di Snoopy che ha sul comodino e ho acceso la lucetta verde vicino alla porta.
- Mami, non mi hai letto la storia…
- Stasera…mamma ha da fare, domani ti prometto che ne leggiamo due.
Ho accostato la porta per non vedere lo sguardo triste ritagliato dal bordo del lenzuolo.
Avevo deciso che quella sarebbe stata l’ultima volta: che mi dava della puttana, che mi torceva il polso fino a farmi venire le pieghe viola, che mi urlava in faccia che dovevo stare zitta, zitta!


